Povera Italia! Il Governo dimentica i meno abbienti. Fermo ai box il Programma di inclusione sociale. A regime prevede stanziamenti per un miliardo

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di Carmine Gazzanni

È proprio il caso di dirlo: povera Italia! Perché, sebbene con l’ultima Legge di Stabilità, siano state previste norme per l’inclusione sociale, siamo ancora fermi ai box. Il Governo, infatti, ha pensato sì ai meno abbienti ma, almeno per ora, solo sulla carta. Tutta colpa di quel piccolissimo particolare per il quale senza decreti attuativi i vari fondi, piani, stanziamenti previsti restano essenzialmente carta straccia.

NORME INAPPLICATE – Ma andiamo con ordine. Il Governo ha previsto un “Piano nazionale triennale per la lotta alla povertà e all’esclusione”. Un Piano non di poco conto dato che a regime godrà di un fondo da un miliardo di euro. In concreto, parliamo di un programma che dovrà tener conto in via prioritaria dei nuclei familiari in modo proporzionale al numero di figli minori o disabili, tenendo conto della presenza, nel nucleo familiare, di donne in stato di gravidanza accertata. Peccato, però, che tali criteri e procedure, stando alla legge, dovevano essere individuati da un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro del lavoro, di concerto con il Ministro dell’economia. A distanza di quasi tre mesi dall’entrata in vigore della legge, cosa sarà stato fatto? Niente. Per ora, siamo ancora fermi al nulla. Non solo. Secondo quanto ricorda ancora il Centro Studi, il Piano individua una progressione graduale, nei limiti delle risorse disponibili, “nel raggiungimento di livelli essenziali delle prestazioni assistenziali da garantire su tutto il territorio nazionale per il contrasto alla povertà”. Peccato, però, che al contrario ad esempio di quanto avvenuto in sanità con i Lea (Livelli Essenziali di Assistenza), “in ambito sociale – scrivono i tecnici della Camera – non sono stati ancora definiti i livelli essenziali delle prestazioni sociali”. Alto mare totale, dunque. Ma è finita qui. Come La Notizia ha già documentato il 12 gennaio (pezzo consultabile sul sito del giornale), sarebbe dovuta partire anche la nuova carta acquisti. Ancora Poletti avrebbe dovuto provvedere alla sua attivazione entro 30 giorni dall’entrata in vigore della Manovra. Ovviamente, termine abbondantemente scaduto dato che, come avevamo anticipato, furbescamente si stanno aspettando le elezioni amministrative prima di mettere a disposizione il fondo da 600 milioni. Basta così? Niente affatto. Il comma 391, ancora, prevede una seconda carta, la “carta della famiglia”, destinata ai nuclei costituiti da cittadini italiani o da cittadini stranieri regolarmente residenti nel territorio italiano, con almeno tre figli minori a carico, per “sconti sull’acquisto di beni o riduzioni tariffarie concessi dai soggetti pubblici o privati che intendano contribuire all’iniziativa”. A che punto siamo? Anche qui, in alto mare dato che pochi Comuni si sono attivati a riguardo. Esattamente come per quanto riguarda, ancora, il “Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile”: altri 100 milioni chiusi a chiave. In attesa, anche qui, che Palazzo Chigi si svegli.

Twitter: @CarmineGazzanni