In soli quattro anni i prezzi dei beni alimentari sono cresciuti quasi del 25%. Rincari da record e ben più alti dell’inflazione generale che hanno portato l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ad avviare un’indagine conoscitiva sul ruolo della grande distribuzione organizzata nella filiera agroalimentare. Anche perché l’aumento dei prezzi ha avuto conseguenze dirette, e drammatiche, sulle famiglie italiane, con una maggiore spesa pari a 1900 euro annui.
L’indagine nasce soprattutto dai sospetti che derivano dalla netta divaricazione tra l’inflazione generale e quella dei generi alimentari. Tra l’ottobre del 2021 e l’ottobre del 2025, infatti, i prezzi dei beni alimentari sono aumentati del 24,9%. Ovvero quasi otto punti in più rispetto all’indice generale dei prezzi al consumo, cresciuto del 17,3%. I produttori agricoli hanno lamentato una crescita inadeguata dei margini che potrebbe derivare, secondo l’Antitrust, dallo squilibrio del potere contrattuale degli agricoltori rispetto alle grandi catene della gdo.
Prezzi alimentari, rincari alle stelle: per le famiglie la spesa aumenta di 1900 euro l’anno
Le associazioni a difesa dei consumatori ritengono positiva l’indagine, nonostante il timore che non porti a nulla di concreto. Per Assoutenti approfondire i maxi-rincari alimentari, che “impoveriscono le famiglie” e “portano a profonde modifiche nelle abitudini degli italiani”, è necessario, tanto più di fronte al fatto che “una famiglia su tre è stata costretta nell’ultimo anno a tagliare le spese per cibi e bevande”, spendendo “sempre di più per un carrello sempre più vuoto”. E in questo periodo i discount hanno registrato “un vero e proprio boom con un aumento delle vendite del 24,3%”.
Il Codacons, invece, prova a fare i calcoli dei rincari: “Considerata la spesa media annuale delle famiglie per la voce alimentari e bevande analcoliche, gli aumenti dei prezzi del comparto del 24,9% equivalgono a una stangata, a parità di consumi che arriva a quota +1.404 euro annui per la famiglia ‘tipo’ rispetto alla spesa media alimentare del 2021, cifra che sale a +1.915 euro annui se si considera un nucleo con due figli”. L’Unione Nazionale Consumatori si augura che l’indagine abbia un seguito e che, in caso di criticità, si prendano provvedimenti concreti per “eliminare le distorsioni della concorrenza”.
Il Movimento 5 Stelle mette nel mirino anche il governo, reo – secondo il vicepresidente pentastellato Mario Turco – di non aver “vigilato mentre i prezzi del cibo aumentavano di quasi il 25% in quattro anni”. Turco denuncia “l’assenza di controlli lungo la filiera e il totale disinteresse del Governo verso la tutela del potere d’acquisto”.