Prima il portafogli, poi la salute. Il Governo boccia la proposta indecente delle Regioni di destra. Perfino i Vescovi sono pronti ad anticipare la messa. Ma per Toti, Zaia & C. la priorità è il fatturato

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Non si danno pace le Regioni. Dopo aver incontrato il governo (oggi si riparleranno) masticano amaro. L’esecutivo ha confermato la linea del rigore: gli allentamenti delle misure anti-Covid potranno esserci a gennaio, probabilmente dopo l’Epifania, non prima. Dunque resta il coprifuoco e si conferma la stretta sugli spostamenti tra le Regioni, anche se le misure devono essere definite più compiutamente. Niente sci durante le feste. Ai governatori non resta che prenderne atto. In un comunicato il presidente della Liguria e vicepresidente della Conferenza delle Regioni, Giovanni Toti, parla di “confronto proficuo” in attesa di avere tra le mani il testo del Dpcm, dopo il necessario passaggio in Parlamento.

Oggi il ministro della Salute riferirà alle Camere. “C’è la consapevolezza comune in un’ottica di leale collaborazione istituzionale – ha spiegato Toti – della necessità della massima condivisione delle regole”. E ancora: “Abbiamo sottoposto al governo diverse questioni e fra queste sottolineo il superamento dei termini per il passaggio tra le diverse fasce, un’azione strategica condivisa per contrastare ogni forma di assembramento, anche per determinare misure eque, l’esigenza di una forte compagna di comunicazione che aumenti il grado di consapevolezza dei cittadini, e il tema degli automatismi dei ristori”. Dunque le Regioni insistono perché il governo intervenga sugli assembramenti. L’invito e la precisazione hanno una sfumatura polemica.

Il ragionamento è il seguente: perché permettere, per esempio, che la gente si ritrovi nelle vie dello shopping o all’aperto in situazioni in cui magari il distanziamento non è rispettato e si decide invece di vietare lo sci e di chiudere i ristoranti? Le Regioni hanno messo a punto un documento che hanno sottoposto al governo. Tra le richieste quella di lasciare aperti i locali di ristorazione fino alle 23 nelle aree dove il rischio è più basso (le cosiddette zone bianche auspicate da Toti), la ripresa dell’attività venatoria, la possibilità di tenere aperti gli impianti sciistici per i clienti degli alberghi e per i possessori di seconde case e di lasciare aperti le piscine e gli impianti termali sempre per i clienti di alberghi. Ai governatori sta a cuore anche la mobilità tra le Regioni durante le festività e non va giù la stretta annunciata dal governo.

E così dopo il comunicato ufficiale Toti prende ancora una volta carta e penna e sui social scrive che “se da un lato gli accessi negli ospedali calano, aumentano le file alla Caritas”. I 20 giorni delle feste valgono come tre mesi del fatturato annuale, fa notare il governatore. Che non solo però si vuole mostrare attento alle ragioni economiche ma anche a quelle che ricadono nella sfera emozionale: “E vi farei leggere i messaggi e gli appelli accorati di chi ha i congiunti fuori regione. A nessuno di loro interessa il cenone con 50 persone, vogliono solo rivedere le persone che amano, una, massimo due”. Insomma le ragioni della salute contano eccome, dice Toti, ma occhio anche a quelle del portafoglio e del cuore. E se Toti non si rassegna ai ristoranti chiusi anche il suo collega del Veneto fatica a lasciare gli sci in garage: “Come regioni – dice Luca Zaia – abbiamo supportato la visione ‘mediana’ per le piste da sci aperte solo agli ospiti degli hotel o proprietari di seconde case, ma temo che non passerà questa ‘terza via’ perché il governo ha una posizione ferrea su questo tema”.

Da parte sua Zaia ha spiegato di “aver ricordato ai ministri che se si chiudono le piste da sci da noi, si devono chiudere anche negli altri Paesi. Il ministro Boccia dice che il premier sta lavorando perché tutti i Paesi chiudano le piste da sci, staremo a vedere… Non credo che il governo italiano abbia tutto questo potere di contrattazione e influenza. Certo è che se ci troviamo con Slovenia, Austria e Francia con le piste aperte, la nostra diplomazia può andare in soffitta”. Toti parla di “accordo europeo per regolamentare l’apertura dei resort invernali” su cui è al lavoro il governo. L’Austria, per esempio, ha già deciso che non ci sarà nessuna settimana bianca a Natale.

Le Regioni, spiega ancora una volta il governatore ligure in serata, hanno chiesto “di valutare con grande misura certamente le attività di contrasto al virus, ma altrettanto anche tutte le necessità religiose e sociali, come i ricongiungimenti familiari, nonché le esigenze del mondo del commercio, del turismo e degli sport invernali che hanno già pagato un alto prezzo”. Sulle messe i governatori possono tirare un sospiro di sollievo. La Cei è pronta a spostare le lancette per quella del 24 notte che non si dovrebbe celebrare come da tradizione a mezzanotte ma verrebbe anticipata di qualche ora.