Primi passi per salvare Atene. Ma i falchi non si arrendono. Tempo quasi finito: intesa o domani sarà default

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Il tempo è quasi finito e Atene solo ieri sera ha visto il primo spiraglio. Bruxelles sarebbe disposta a concedere i nuovi aiuti necessari per non far fallire lo Stato greco in cambio di un piano di riforme un po’ meno pesante di quanto previsto fino adesso. Il premier Tsipras e il presidente della Commissione Juncker si sono visti per affinare l’accordo. La principale novità è la riduzione di appena un punto del surplus primario, cioè i soldi da spremere ai cittadini per ridurre un debito che resta mostruoso. Un piano che presto o tardi riporterà Atene con il cappello in mano davanti ai suoi creditori.

COMPROMESSO
Adesso però la priorità è salvare il Paese dal fallimento e senza nuovi aiuti domani il Paese ellenico non riuscirà a pagare una tranche del debito e diventerà così inadempiente. Uno scenario che apre prospettive sconosciute per l’Unione europea e per la stessa moneta comune. Per questo Merkel, Hollande e Draghi hanno spinto per risolvere in qualche modo la questione. Una risposta risolutiva sarebbe stata la soluzione migliore, ma di fronte alle resistenze dei soliti falchi il compromesso che si va delinenado in queste ore è forse l’unica opzione possibile. A dare la sveglia in questo senso è stato ancora ieri sera il falco tedesco Wolfgang Schaeuble, per il quale le proposte greche giustificano il pessimismo sul raggiungimento di un risultato positivo. L’apertura dell’ex Troika (ora si chiama Bruxelles Group ma di fatto si tratta della solita Commissione Ue, Bce e Fondo monetario internazionale) ha però spinto le piazze finanziarie che ieri hanno chiuso positive, con Milano poco mossa (+0,14%) dopo una mattinata incerta, in linea con le altre Borse: Londra +0,32%, Parigi +0,59% e Francoforte +0,8%. In forte rialzo Atene (+4%). Segni positivi che potrebbero però cambiare radicalmente in caso di notizie negative proprio dal fronte greco.

BTP IN SALITA
Un indizio in questro senso arriva dal fronte obbligazionario dove, complice anche la ripresa dell’inflazione in Europa, sono tornati sotto pressione i titoli di Stato, con il rendimento dei Btp e dei Bonos ai livelli più alti dalla fine del 2014. Lo spread tra decennali italiani e tedeschi si è contratto sotto 130 punti base, ma il rendimento dei decennali tricolori è salito al 2,16% dopo il board della Banca centrale europea, che ha innalzato le stime di inflazione. Da segnalere anche l’euro che ha chiuso in forte rialzo a 1,1275 dollari.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

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