Primo banco di prova della Raggi dopo Mafia Capitale. Via a un appaltone da 200 milioni finora gestito dalla Roma Multiservizi, ex feudo di Panzironi

di Stefano Sansonetti
Primo piano

Nella ridda delle polemiche capitoline di questi giorni, con al centro Virginia Raggi, spunta un provvedimento di cui finora nessuno sembra essersi accorto. E che provvedimento. Potrebbe essere definito, se vogliamo, come il primo banco di prova per la giovane giunta pentastellata, peraltro in un settore ampiamente infangato dagli eventi di Mafia Capitale. Il terreno, nel recente passato così sdrucciolevole, è quello degli appalti del Campidoglio. Ebbene, è appena stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il primo maxi-bando di gara dell’era Raggi. Sul piatto c’è la cifra monstre di 203,5 milioni di euro, ossia il valore della commessa per il “global service” delle scuole di competenza di Roma Capitale. In pratica la nuova amministrazione ha messo a gara, per il periodo 2017-2022, tutta una serie di servizi che comprendono pulizia, disinfestazione, manutenzione delle aree verdi e assistenza al trasporto. A beneficiarne saranno in particolare i nidi comunali, le scuole d’infanzia e le scuole d’arte e mestieri. Ora, la ragioni per cui siamo di fronte a un delicatissimo banco di prova per il M5S sono essenzialmente due.

LA PROCEDURA – Innanzitutto il valore dell’appalto, come detto 203,5 milioni di euro suddivisi in 5 lotti a seconda dei municipi coinvolti. Una montagna di soldi verosimilmente destinata a far gola a tutta una serie di aziende pretendenti. La seconda ragione riguarda le società in gioco. Si dà infatti il caso che il servizio in questione sia tuttora svolto per il Comune dalla Roma Multiservizi Spa. La società, non travolta ma comunque evocata dalle carte di Mafia Capitale, anni fa era il feudo di Franco Panzironi, l’ex ras dell’Ama che invece l’inchiesta ha investito più consistentemente. Parliamo dello stesso Panzironi, peraltro, con il quale ogni tanto si interfacciava Paola Muraro, l’attuale assessore all’ambiente che proprio per una consulenza all’Ama è finita nei giorni scorsi nel tritacarne delle polemiche, dalle quali è stata difesa a spada tratta dalla Raggi. Quei rapporti, ad ogni modo, oggi sono all’attenzione della magistratura. Ma non finisce qui. Chi c’è nel capitale della Roma Multiservizi? Il 51% è proprio in mano alla disastrata Ama, mentre il restante 49% fa capo alla cooperativa rossa Manutencoop Facility Management (colosso della Legacoop) e all’impresa romana La Veneta Servizi Spa.

Nel 2015 fu proprio un ricorso al Tar di Manutencoop, e della controllata Roma Multiservizi, a portare all’annullamento del precedente tentativo di bando di gara messo in piedi il 5 giugno del 2015 dall’allora già traballante giunta guidata da Ignazio Marino. È la stessa determinazione dirigenziale che ha deciso la nuova gara, datata 26 luglio 2016, con la Raggi già in sella, a ricordare i fatti dell’anno scorso. E a rammentare che quel bando venne annullato “per accertata incongruità dei prezzi a base di gara, non rispettosi dei minimi tabellari inderogabili”. Proprio quell’annullamento ha costretto il Campidoglio a prorogare il servizio svolto dalla Roma Multiservizi fino al 31 luglio del 2017. E questo, spiega la determinazione dirigenziale della nuova amministrazione, perché non si sarebbe mai riusciti ad individuare il vincitore in tempo per l’inizio dell’anno scolastico 2016/2017.

GLI SVILUPPI – Nel frattempo il novo corso in Campidoglio ha anche rivisto i contenuti della gara, espungendo il servizio di ristorazione che invece era compreso nella procedura del 2015. In più la nuova amministrazione capitolina, nei documenti, ha tenuto anche a precisare che non è stato possibile per questo bando rivolgersi alla Consip, la società del Tesoro che cura gli approvvigionamenti di beni e servizi alle pubbliche amministrazioni facendole risparmiare parecchio rispetto ai prezzi di mercato. Il motivo è che non erano disponibili convenzioni Consip in cui inserirsi. Tutto questo, nonostante le comunicazione all’Anac di Raffaele Cantone, dimostra la difficoltà di organizzare ex novo un’imponente procedura di appalto. Peraltro con il fardello degli spettri del passato.

Tw: @SSansonetti