Il processo Regeni non decolla. E dal Cairo ripartono i depistaggi. Bufera sul documentario farsa che infanga Giulio

GIULIO REGENI
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Passano gli anni ma per Giulio Regeni sembra non esserci pace. Mentre in Italia si è conclusa con un nulla di fatto l’udienza del processo a carico dei cinque 007 egiziani, per legittimo impedimento di uno dei difensori d’ufficio che si trova in isolamento a causa del Covid-19, a far discutere è l’inquietante video girato al Cairo (leggi qui) con il chiaro intendo di screditare il lavoro dei pubblici ministeri di Roma e, soprattutto, il giovane ricercatore. Il video, dal titolo The Story Of Regeni, diffuso su Youtube e Facebook è stato poi rimosso.

A commentare il filmato, su cui in queste ore si sta sollevando l’indignazione di tutta la politica, è soprattutto Erasmo Palazzotto, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Giulio Regeni, che ha spiegato tutti i suoi dubbi. “Alla vigilia dell’udienza preliminare del processo per i quattro 007 egiziani imputati dell’uccisione di Regeni, spunta un vergognoso documentario, di produzione ignota, che infanga ancora una volta la memoria di Giulio” ha spiegato il deputato sicuro che si tratta “dell’ennesimo inaccettabile tentativo di depistaggio” e censura operato dal Cairo.

A farlo infuriare è soprattutto “che esponenti italiani, politici e militari, si siano prestati a questa operazione ignobile” e tra questi se la prende con “Gasparri che ha gettato discredito non solo su Giulio Regeni ma sul suo stesso Paese, giustificando di fatto gli oltraggi ricevuti dai nostri magistrati da parte egiziana”. Parole a cui ha immediatamente risposto il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri dichiarando che “Palazzotto parla di cose che non conosce. Io mi sono recato anni fa in Egitto da al-Sisi per chiedere personalmente, insieme ad altri parlamentari, al Presidente egiziano la verità su Regeni. Lo faccia anche lui”.

“Continuo a chiedere come tanti” assicura il forzista “la verità in ogni sede e lo invito ad ascoltare le mie parole che non solo non gettano discredito, ma chiedono la verità, sia sull’Egitto e sulle sue responsabilità rispetto all’orribile delitto Regeni, ma anche sulla situazione di Cambridge e dei Fratelli Musulmani, capitolo che non è stato mai chiarito fino in fondo” perché “oltre le responsabilità degli assassini, che vanno individuati e puniti, infatti, ci sono anche le responsabilità di chi ha giocato con la vita altrui”. Un finto documentario in cui sono stati intervistati anche l’ex ministro della Difesa Elisabetta Trenta e l’ex capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare Leonardo Tricarico i quali hanno già preso le distanze dal contenuto del filmato.

FAKE NEWS E DEPISTAGGI. L’unica certezza è che il video incriminato ricostruisce il sequestro, la tortura e l’omicidio di Giulio Regeni. Peccato che racconti una storia palesemente falsa, nonché smentita dagli atti di cinque anni di indagini della magistratura italiana, con il preciso intento di allontanare ogni responsabilità sui militari egiziani e lanciare ombre sull’attività del ricercatore italiano al Cairo che viene sostanzialmente descritto come un fiancheggiatore dei Fratelli Mussulmani.

Un documentario a dir poco inverosimile che, oltre a essere infarcito di fake news, riporta anche diversi errori grossolani come il nome dello stesso Giulio che viene storpiato più volte. Chi abbia prodotto il documentario è un mistero: non ci sono credits e nemmeno titoli di coda. Un giallo che potrebbe presto finire nelle mani degli inquirenti decisi a vederci chiaro su quest’ennesimo sfregio che viene fatto dal Cairo nel tentativo di insabbiare le atrocità subite dal giovane ricercatore per ricondurle alla tesi, già ampiamente smentita, di una rapina finita in tragedia.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

Quel bivio tra il M5S e il Ponte sullo Stretto

Nei sondaggi della Ghisleri e Pagnoncelli non c’è traccia, ma in Italia non c’è partito che sta crescendo più di quello del cemento. I soldi del Recovery Plan permetteranno di aprire cantieri ovunque, e come da tradizione c’è la fila per costruire quello che capita,

Continua »
TV E MEDIA