Profumo di guai per Padoan. Sulle nomine pubbliche renziane, i 5 Stelle chiedono la testa del ministro

di Mattia D'Angelo
Politica

Nomine delle aziende pubbliche giudicate “contro le regole”. Tanto da far pensare a una mozione di sfiducia nei confronti del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Il Movimento 5 Stelle ha contestato, nel giorno del dibattito al Senato sul tema, l’assegnazione delle poltrone delle società partecipate, puntando in particolare il dito verso i nuovi vertici di Leonardo dove è stato indicato Francesco Profumo come amministratore delegato.

Fuori tempo – Una mossa un po’ tardiva da parte dei grillini, e che rischia di restare fine a se stessa. Ma comunque serve a gettare una nuova luce su una questione che nel Partito democratico è passata in silenzio sotto il dettato di Matteo Renzi, all’epoca semplice candidato alla segreteria del Pd. Nemmeno il clima congressuale ha alimentato un confronto sulla modalità di selezione dei manager. Il senatore del M5S, Gianni Girotto, si è fatto portavoce della protesta: “È una discussione di fatto inutile, dal momento che le nomine sono state fatte oltre due mesi fa dal ministro Padoan, che ha operato contro le regole e i principi di trasparenza indicate dal Senato abbassando l’asticella della legalità e cancellando il rafforzamento delle clausole di onorabilità”. Secondo il parlamentare pentastellato “il parere favorevole del Governo è una farsa inaccettabile. È una mera discussione accademica, mentre nella pratica si è voluto operare contro quegli stessi principi che a parole sono sacrosanti”.

Contraddizioni – Insomma, per i 5 Stelle c’è stato un “comportamento contraddittorio e incurante delle regole da parte del Governo, che nemmeno ascolta la sua maggioranza”. Da qui è arrivata una precisa richiesta: la rapida calendarizzazione in Parlamento della mozione di sfiducia al ministro dell’Economia. Una mossa simbolica, visto che la maggioranza farebbe quadrato intorno al numero uno del ministero di via XX Settembre. Ma d’altra parte consentirebbe un dibattito in Aula sulle politiche economiche in generale attuate dal Governo in carica e da quello precedente. A cominciare dai criteri che hanno portato alle nomine delle società pubbliche.

Nomine renziane – Sotto accusa è quindi finita la selezione compiuta con una visione totalmente “renzocentrica”, che ha sfidato qualsiasi critica come nel caso di Profumo. “Il Governo ha agito con un unico obiettivo: ridistribuire le nomine con una logica che risponde solo alle esigenze del segretario del Pd Renzi, sistemando il cortile di Firenze. E lo ha fatto modificando le regole all’ultimo momento”, hanno denunciato i 5 Stelle, promettendo ancora battaglia sulla questione. Il senatore Girotto ha però trovato in Padoan il responsabile materiale, avendo provveduto a fare le nomine: “Caro ministro, perché non è ancora venuto in Commissione a rispondere all’interrogazione M5S presentata il 6 aprile scorso sull’argomento? Padoan e il governo non hanno evidentemente avuto la capacità di rilanciare la politica industriale del Paese, perdendo un’occasione importante”. Tanto che nel Movimento è stato agitato uno spettro: che Renzi voglia usare le società dello Stato come una cassaforte. “Le stesse che gestiscono miliardi di soldi pubblici per organizzare la campagna elettorale”, ha chiosato Girotto.