Promesse da marinaio. Marino vuole tornare in sella. Il sindaco ci spera ancora. Ma il Pd chiude bottega

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di Marco Castoro

Se Mike Bongiorno fosse ancora vivo non si sarebbe perso l’occasione di invitare Marino a Lascia o raddoppia. Il sindaco dimissionario di Roma che un giorno fa un passo avanti e quello seguente ne fa tre indietro. Il chirurgo ha anestetizzato perfino i romani, facendoli entrare in uno stato confusionale postumo al risveglio. Tutti si chiedono: ma Marino alla fine che fa? Se ne va o no? Un giorno le dimissioni sembrano irrevocabili. Un altro si legge che potrebbe ripensarci. A parte il fatto che colui che ci ripensa a Roma non ha una buona nomea, resta da capire però quale sia la sua ultima decisione. In realtà Marino cova di restare attaccato alla sua poltronissima. Ieri ha lasciato il Campidoglio ma in cuor suo sa che potrebbe essere solo un distacco apparente.

LE DIMISSIONI
Chi conosce Marino sa bene che siamo davanti a un uomo molto orgoglioso. Uno che non perdona nulla. I suoi tempi e modi di fare ironia viaggiano con un fuso orario diverso da quello dei romani. Tra Marino e Roma non ci potrà mai essere feeling. Nonostante il diretto interessato ripeta come la poesia di Natale la solita strofa: «Così come prevede la legge, e come detto nella mia lettera di dimissioni, pensavo e penso che ho 20 giorni per fare opportune riflessioni e verifiche sulle mie dimissioni». In pratica bisognerà fare una verifica se esista ancora una maggioranza in consiglio comunale capace di sostenerlo. Il ministro Alfano ha le idee chiare sulla questione: «È un thriller sulla pelle della città, Marino sta dando un ultimo aiutino al Pd».

LA DIFESA
«Mi sono dimesso per estremo rispetto verso l’autorità giudiziaria – dice Marino – e volevo presentarmi di fronte ad essa dimissionario per chiarire i fatti che mi riguardano. Sono stato ascoltato come persona informata sui fatti e non sono indagato». La vicenda degli scontrini è stata iscritta dai magistrati con il modello 45, ossia notizie non costituenti reato, ha puntualizzato Enzo Musco, consulente legale del sindaco.
«Non ho mai usato denaro pubblico a scopo privato semmai il contrario», sottolinea Marino aggiungendo di essersi pagato l’albergo (700-800 euro) nel viaggio a New York, due giorni a settembre. «Gli esposti M5S e FdI non esito a definirli vergognosi scritti da persone o in malafede o ignoranti – ha aggiunto il sindaco dimissionario – In uno degli esposti c’è scritto che il sindaco avrebbe utilizzato risorse pubbliche per la tintoria. La tintoria non è dei miei abiti ma per lavare gli abiti storici dei trombettieri di Vitorchiano».

IL MESSAGGIO
È una guerra di nervi ormai tra Marino e il Pd. Il sindaco dimissionario continua a mandare segnali di fumo. Che però il partito non coglie, anzi non perde occasione per ribadire che sulla questione si è già scritta la parola fine. «Non esistono più le condizioni politiche per andare avanti», ripetono dal Nazareno. Solo Sel sembra offrire ancora qualche cartuccia al possibile ritorno di fiamma. Il capogruppo romano Peciola ha dato massima disponibilità per una verifica in aula, a patto che il sindaco mostri una «forte discontinuità con il passato». Ma il primo a non crederci è proprio il leader di Sel: «Rapporto lesionato con la città» è la sentenza di Nichi Vendola.

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