Promossi ufficiali grazie al concorso illegittimo. Tre ex marescialli della Marina premiati anziché retrocessi: indagano i pm di Roma

di Clemente Pistilli
Cronaca

Promossi ufficiali grazie all’accesso a un concorso poi bollato dai giudici come illegale, tre ormai ex marescialli della Marina, anziché essere retrocessi, hanno ottenuto un’ulteriore promozione. E uno di loro lavora nello stesso ufficio del Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone (nella foto). Questo il quadro su cui sta indagando la Procura della Repubblica di Roma, che ha aperto un fascicolo con l’ipotesi di abuso d’ufficio. Indagini scattate dopo le denunce fatti ai magistrati di piazzale Clodio, a quelli di Perugia e della Corte dei Conti, da un luogotenente ora in congedo, che assicura: “Non ho più alcun particolare interesse se non quello di veder fare giustizia”. Con un battaglia che va avanti da quasi venti anni. Tutto è iniziato con un concorso pubblico per la nomina ad ufficiale delle Forze Armate al quale presero parte anche i tre marescialli pugliesi della Marina, che vennero ammessi alla selezione, dichiarati vincitori e nominati guardiamarina. Era il 14 dicembre 2001.

IL CASO. A quella selezione prese parte, senza però ottenere la promozione, anche il luogotenente autore della denuncia. Ne nacque un contenzioso amministrativo e il Consiglio di Stato ha stabilito, con una sentenza resa definitiva dalla Corte di Cassazione, che i tre vincitori non avrebbero potuto accedere al concorso mancando loro il requisito della irreprensibilità della condotta, visto che erano coinvolti in procedimenti che vanno dalla corruzione in atti giudiziari al falso, dal furto fino alla truffa militare. Gli atti di ammissione sono stati così annullati “perché assunti in violazione di legge”. Per i giudici dunque “doverosa l’adozione del provvedimento di esclusione” dei tre “senza alcuna possibilità di valutazione discrezionale al riguardo da parte dell’Amministrazione Militare”.

LE OPACITA’. Il Ministero della Difesa, dopo alcune diffide ad adempiere inviate sempre dal luogotenente di Taranto autore del ricorso e dal 2014 in congedo per motivi di salute, con un decreto dell’ammiraglio Pietro Luciano Ricca, ha quindi annullato gli atti di ammissione al concorso dei tre ex marescialli e disposto l’esclusione degli stessi dal concorso. Ma per i tre nessuna esclusione dalla graduatoria dei vincitori e soprattutto nessun annullamento della nomina a ufficiale. Dunque nessun recupero delle somme maggiori percepite dai protagonisti della vicenda dopo la promozione. E come se non bastasse per i tre, due in servizio a Taranto e uno nello stesso ufficio di Cavo Dragone, nel marzo scorso è arrivata anche un’ulteriore promozione, che li ha fatti passare da tenenti di vascello a capitani di corvetta. Come se non vi fosse mai stata la sentenza emessa da Palazzo Spada e confermata dalla Suprema Corte.

LA DIFFIDA. Inutile sinora l’ennesima diffida del luogotenente, inviata al ministro della difesa, Lorenzo Guerini, all’ammiraglio Ricca, all’ammiraglio Cavo Dragone, all’ammiraglio Antonio Natale e all’ammiraglio Dario D’Aquino, chiedendo di annullare la promozione dell’11 marzo scorso, di escludere i tre ex sottufficiali dalla graduatoria dei vincitori del concorso del 2001, di annullare la loro nomina ad ufficiali, di retrocederli al ruolo di marescialli e di procedere “al recupero delle maggiori somme illecitamente percepite dai citati militari dal 4 settembre 2002, in tutti questi anni che hanno rivestito, rivestendo tutt’ora, illegalmente il grado da ufficiale”. Particolare quest’ultimo per cui è stata informata la Corte dei Conti. Un caso su cui la Procura della Repubblica di Roma sta indagando.