Proposta indecente dei renziani. Una poltrona per salvare Bonafede. Boschi ministro o Migliore vice le ipotesi già respinte. Crimi avvisa: se cade il guardasigilli, cade il Governo

di Raffaella Malito
Politica

Alla vigilia di quello che è considerato un test importante per la tenuta del governo circolano voci di rimpasto. Oggi a Palazzo Madama i senatori saranno chiamati al voto sulle mozioni di sfiducia al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Una presentata dalle opposizioni, l’altra da Emma Bonino, sottoscritta anche da diversi senatori di Forza Italia e Lega. Ancora una volta si attende di capire dove vuole andare Italia viva con i suoi 17 voti. In realtà 16, perché il senatore socialista Riccardo Nencini ha fatto sapere che o Bonafede si dimette o voterà a favore della mozione Bonino. I renziani che, ai tempi della battaglia sulla prescrizione, hanno minacciato la sfiducia a Bonafede, sulla querelle tra il Guardasigilli e Nino Di Matteo – che è nella mozione delle opposizioni – hanno invece confermato di essere garantisti. Escluso dunque che i renziani possano votare la mozione del centrodestra rimane in piedi la possibilità che convergano su quella della Bonino (“In molti sono tentati”, ammette Teresa Bellanova).

Ma anche questa possibilità viene considerata remota. La convinzione è che alla fine la maggioranza si compatterà e che quello di Renzi sia un bluff, un gioco al rialzo per ottenere più potere. La posta in gioco andrebbe oltre il pacchetto di proposte sul programma di governo (giustizia, famiglia, cantieri) fatte arrivare a Palazzo Chigi. E punterebbe a qualche poltrona di peso, a un ministero. Anche perché, sul fronte delle proposte, il premier progetta di disinnescare una delle mine renziane assorbendo il piano shock sui cantieri nel prossimo decreto sulle semplificazioni. Sarebbe stata respinta la proposta di un posto di sottosegretario alla Giustizia per Lucia Annibali o Gennaro Migliore. Mentre circola per un dicastero proprio il nome di Maria Elena Boschi. Che ieri è stata a Palazzo Chigi due volte. Prima per incontrare il capo di gabinetto del premier poi Giuseppe Conte.

Ma creare un ministero ad hoc non è cosa semplice. Il governo avrebbe già raggiunto il tetto massimo per quello che riguarda il numero di membri. L’attuale capogruppo alla Camera di Iv allora potrebbe prendere il posto della Bonetti. Il M5S mugugna: bruciano ancora le vicende dei crac bancari legati al nome della Boschi. Per il Pd, M5S e Leu la mozione di sfiducia è strumentale e va respinta e se così non fosse significherebbe crisi. “Non è che si può pensare di sfiduciare il ministro della Giustizia e pensare che la cosa si concluda con una pacca sulle spalle”, avverte il dem Graziano Delrio. Anche se il capogruppo dei senatori Pd Andrea Marcucci dà conto di qualche malumore interno al gruppo che respinge, sì, le mozioni di sfiducia ma vorrebbe sulla giustizia (vedi la prescrizione) qualche segnale di cambiamento.

“Io credo – dice Marcucci – che le mozioni di sfiducia siano da rigettare ma per il Guardasigilli può essere l’occasione per riequilibrare la politica del suo dicastero, valorizzando il fatto che è ministro di un governo di coalizione”. Dello stesso parere di Delrio sono il ministro Francesco Boccia (“La sfiducia al ministro Bonafede sarebbe una sfiducia a tutto il governo, in quel caso la crisi sarebbe inevitabile”) e il capo politico dei pentastellati. “Sono convinto – dice Vito Crimi – che la maggioranza voterà compatta. Se qualcuno nella maggioranza vota la sfiducia è una sfiducia al governo”. Sparge ottimismo il ministro degli Esteri Luigi Di Maio: “Il governo è solido e lo dimostrerà”. Sbotta Leu: “La strategia della tensione da parte di Renzi non è più sopportabile”, dice Francesco Laforgia. “Ascolteremo quello che Bonafede dirà in Aula e decideremo”, ripetono in coro i renziani. Ma decisive saranno state le rassicurazioni di Conte.