Prosegue spedita la campagna vaccinale. In arrivo in Italia altre 292mila dosi del siero Astrazeneca. Oggi le prime somministrazioni nel Lazio e in Toscana

Vaccini Coronavirus
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

A sostegno dell’endorsement da partedella presidente della Commissione europea, Ursula Von Der Leyen, che ritiene l’Italia un esempio per il ritmo e l’efficienza sulle vaccinazioni, arrivano i numeri. Con 1.248.904 italiani vaccinati da entrambe le dosi, l’Italia è il primo paese europeo per numero di vaccinazioni effettuate, davanti alla Germania e alla Spagna. E’ invece la Germania, con 3.5 milioni di dosi, il primo paese dell’Ue per il totale delle somministrazioni, seguita dal nostro paese, con 2,7 milioni, e dalla Francia, con 2.3. Complessivamente, in questa settimana, sono arrivati o arriveranno in Italia quasi 2 milioni di dosi (1.184.520): 510.120 di Pfizer, 132 mila di Moderna e 542.400 di Astrazeneca.

Proprio ieri sono state distribuite in tutti i territori le prime 249 mila dosi di AstraZeneca ed entro domani ne arriveranno altre 292.800. E da oggi, nel Lazio e in Toscana, sono iniziate le prime somministrazioni con il siero dell’azienda inglese. AstraZeneca, scrive il Guardian citando l’amministratore delegato del gruppo farmaceutico, Pascal Soriot, prevede di produrre a febbraio oltre 100 milioni di dosi e di arrivare entro aprile a una produzione di almeno 200 milioni al mese.

“Solo il Lazio e la Toscana – ha detto il governatore della Toscana, Eugenio Giani – questo pomeriggio stanno somministrando per la prima volta in Italia i vaccini Astrazeneca. Abbiamo cercato di accelerare al massimo mettendo subito le prenotazioni quando due sere fa abbiamo avuto il convoglio militare che ha portato quindicimila vaccini. Ritengo che, man mano che arrivano, visto che sono meno di quelli che prevedevamo, li dobbiamo subito somministrare perché anche un giorno prima, è un giorno in più in cui contrastiamo il virus”.

“Probabilmente febbraio e marzo – ha detto il consulente del Ministro della Salute, Walter Ricciardi – saranno mesi ancora un po’ tribolati dal punto di vista della quantità di dosi. Sono invece abbastanza ottimista da aprile in poi. Perché tutte le aziende si stanno attrezzando per incrementare la produzione. Nella distribuzione europea l’Italia ha avuto un aumento della percentuale di vaccini attribuiti e se arrivasse anche Johnson and Johnson avremmo 27 milioni di dosi in più. Ed essendo un vaccino monodose potrebbe avere un impatto notevole nel cammino verso l’immunità di gregge”.

La campagna di immunizzazione entra nelle nuove fasi, ma il meccanismo di prenotazione varia da Regione a Regione: non era prevista una piattaforma nazionale a supporto “è prevista sulla carta però in questo momento è ancora di là da venire”. “Quello che noi stiamo vedendo – ha aggiunto Ricciardi – è quello che succede ormai da 20 anni: e le Regioni che si muovono in ordine sparso. Spero che il nuovo Governo si impegni nel coordinare questo piano, garantito in tutta Italia con una leale collaborazione tra Stato e Regioni, però con un impegno sostanzialmente 24 ore su 24 da parte dello Stato”.

Proprio sul vaccino Janssen (Johnson&Johnson) si sta facendo il countdown. Dovrebbe essere autorizzato dall’Ema (Agenzia europea per i medicinali) entro marzo. Quindi qualche settimana prima del previsto. Una buona notizia perché il composto, sviluppato con la tecnica dell’adenovirus, “è stato testato su 43.783 partecipanti di varie fasce di età e varie latitudini, dagli Usa all’America Latina, al Sudafrica, nel periodo in cui il contagio era più elevato. Il che ci mette al riparo dalle varianti”. Il presidente sudafricano, Cyril Ramaphosa, ha detto di riporre “grandi aspettative sul nostro vaccino” ha spiegato Massimo Scaccabarozzi, Ad di Janssen Italia, e presidente di Farmindustria.

Il vaccino, la cui fase 3 è iniziata a metà novembre, prevede “una sola dose, nessun problema di temperatura di conservazione: a 2/8 gradi è stabile per tre mesi, a -20 gradi per due anni. È stato testato in modo particolare sui malati che avevano altre patologie, come obesità, diabete, tumori e Hiv. Il risultato? Una copertura del 100 per cento contro il rischio di ospedalizzazione o morte, dell’85 per cento contro le forme gravi di Covid”.