Prove di riavvicinamento sulla legge elettorale. I 5 Stelle vogliono riprovarci, ma Renzi si dice non ottimista

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Il giorno dopo le accuse reciproche per aver fatto saltare l’accordo sulla legge elettorale c’è un timido tentativo di pacificazione. O almeno un tentativo di mostrarsi disponibili al dialogo. “Se ci stanno perché non continuare? 0 vogliono davvero far saltare tutto per il Trentino? Se ne assumano la responsabilità”, ha chiarito il 5 Stelle Alessandro Di Battista, che poi ha sollevato un altro tema di divisione: “Votiamo preferenze e disgiunto e vediamo come va”. Un altro deputato del Movimento, Francesco Cariello, ha rilanciato: “Per noi l’accordo resta in piedi. E la legge è una buona legge che condividiamo al di là delle questioni ancora in ballo sulle preferenze o il voto disgiunto, ma l’impostazione generale della legge noi l’accettiamo”. E quindi ha aggiunto: “Non ci siamo tirati indietro da nessun accordo, da nessun tavolo ed il fatto in sé è che un emendamento e’ stato approvato dal Parlamento che e’ sovrano, cosa evidentemente che il Pd non accetta”.

“Se ci sono tutte le condizioni per fare tutti insieme una bella legge, con Fi e M5s, se le persone tornano a buon senso e ragionevolezza, lo vedremo. Non sono particolarmente ottimista”, ha affermato comunque il segretario del Pd, Matteo Renzi, che ormai è orientato a lasciare in vigore il Consultellum senza altre trattative con le altre forze politiche. “I 5 stelle sono inaffidabili per definizione, sulla legge elettorale hanno la stessa credibilità di quando parlano di vaccini e scie chimiche. A me dispiace perche’ avevamo creduto in quest’accordo istituzionale. Se tu di fronte a un patto vieni meno, stai prendendo in giro gli italiani”, ha attaccato in un post su Facebook. Sulla stessa linea il numero due del partito, il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina: “Ha vinto chi da giorni voleva far saltare il banco: la guida estremista del Movimento grillino ha preso il sopravvento. Il Paese deve chiedere conto ai grillini della loro inaffidabilità”.

Da Forza Italia è arrivato un nuovo invito alla mediazione. “Spero prevalga il senso di responsabilità verso gli istituzioni e verso gli italiani: un incidente parlamentare, per quanto deplorevole, su un emendamento he peraltro Forza italia non condivide, non può giustificare il fallimento di una riforma”, ha ripetuto Silvio Berlusconi. La deputata forzista, Micaele Biancofiore, autrice dell’emendamento della discordia, ha chiesto di ascoltare le parole dell’ex premier: “Il Tedescum non è morto. Si leggano le cose alla luce dei fatti e della verità. Lo stop di ieri è dovuto ai ricatti della SVP, non del mio emendamento che ha raccolto il placet di 3/4 dei partiti presenti in Parlamento”.

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di Gaetano Pedullà

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