Prove d’inciucio sul Mes. Berlusconi, Zingaretti e Renzi agli ordini della Merkel. No di Conte e Cinque Stelle. Patuanelli: “La nostra posizione non cambia”

di Raffaella Malito
Politica

Sui giornali, a colpi di interviste e interventi, e fuori continua il braccio di ferro tra Pd e M5S sul Mes. Sul Corriere della Sera Nicola Zingaretti scrive che non è più tempo di tergiversare: il Mes ci serve. E include un decalogo sulle direttrici su cui puntare per rafforzare il sistema sanitario. Sullo stesso quotidiano Stefano Buffagni, viceministro pentastellato al Mise, ammonisce che “il Pd dovrebbe prima spendere i soldi che i loro ministri hanno in portafoglio e che i loro presidenti di Regione hanno per la sanità e non stanno spendendo”. E alle sollecitazioni dei dem ad accelerare Buffagni replica con un “non mi sembra di avere accanto dei ghepardi”. La battaglia è continuata per tutta la giornata di ieri.

Se i Cinque stelle ribadiscono che la loro posizione sul no al fondo salva Stati non è cambiata, il Pd con Michele Bordo risponde che “rimanere fermi significa essere miopi e irresponsabilmente ideologici”. Altro che ideologia, i dubbi del M5S sul Mes – argomenta Fabio Massimo Castaldo, vicepresidente M5S del Parlamento europeo – nascono “da motivazioni giuridiche ed economiche”. Rincara la dose il capo politico Vito Crimi: “Se debito dev’essere, allora meglio che avvenga attraverso lo scostamento di bilancio che utilizzando uno strumento che riteniamo non solo inidoneo ma pericoloso”. A dare man forte al Pd c’è Italia viva. Tra il no (“Se è così vantaggioso perché nessun altro Stato accorre a ritirare il regalo?”, dice Stefano Fassina) e il ni (“Il governo verifichi fino in fondo le condizioni previste dal Mes per evitare brutte sorprese in futuro”, avverte Francesco Laforgia) oscilla Leu.

Il partito di Emma Bonino lancia l’ennesimo guanto di sfida: +Europa presenterà una risoluzione pro Mes a luglio quando il premier si recherà alle Camere e chiederà un voto per ricevere un mandato parlamentare per andare al Consiglio europeo del 17 e 18 luglio. E già, perché ad attendere il governo, il prossimo mese, ci sono due votazioni da pelle d’oca: lo scostamento di bilancio che dovrà essere approvato a maggioranza assoluta e l’eventuale autorizzazione a utilizzare il Mes. Sulla prima votazione pende la minaccia di Forza Italia. Gli azzurri ufficialmente dichiarano che non voteranno lo scostamento fino a quando il governo non darà prova di voler realmente coinvolgere le opposizioni, spiegando loro come intende spendere quei soldi.

E raccogliendo, evidentemente, anche i suggerimenti e le proposte del centrodestra. In realtà FI, favorevole al Mes a differenza di Lega e FdI, per stanare Giuseppe Conte sta barattando la questione del fondo salva Stati col voto alla nuova variazione di bilancio di 10-20 miliardi necessaria per la manovrina di luglio, che tra i vari capitoli ha il rifinanziamento della Cig e i fondi a scuola, Regioni e Comuni. Finora le opposizioni hanno votato i precedenti scostamenti. Ma minacce a parte di FI, anche Salvini e Meloni stanno riflettendo su come comportarsi di fronte alla nuova richiesta di extra-deficit. Per quanto riguarda il voto sul Mes, il premier ha tutta l’intenzione di rimandarlo a settembre.

Il prossimo Consiglio Ue non ha come argomento all’ordine del giorno il fondo salva Stati e Conte deve ricevere un mandato per discutere del bilancio pluriennale e del Recovery fund. Il M5S, peraltro, sa che un voto sul salva Stati potrebbe comportare la defezione di un nutrito gruppo di pentastellati che al Senato possono fare la differenza per la tenuta del governo. Meglio rinviare la questione alla ripresa dei lavori parlamentari, dopo l’estate. Ecco perché la strategia di Palazzo Chigi è evitare che nelle risoluzioni che accompagneranno il premier al prossimo summit europeo ci sia alcun riferimento al Mes.