Provincia di Roma, archiviati Zingaretti e Raggi. Per la Corte dei Conti non ci fu spreco di denaro sull’acquisto della sede all’Eur da Parnasi

Nicola Zingaretti
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Nessuno sperpero di denaro pubblico da parte di Nicola Zingaretti e di Virginia Raggi per l’acquisto di un palazzo all’Eur di proprietà del gruppo Parnasi da destinare a nuova sede della Provincia, ora Città Metropolitana di Roma. Il vice procuratore generale della Corte dei Conti, Gaia Palmieri, alla luce delle indagini svolte su un’ipotesi di danno erariale per Palazzo Valentini pari a quasi 90 milioni di euro, ha ritenuto che non siano responsabili di tale danno l’ex presidente della Provincia e attuale governatore del Lazio e la presidente della Città metropolitana e sindaca di Roma. Archiviata dunque l’indagine per il dem Zingaretti, per la pentastellata Raggi e per altri 35 politici e funzionari, tra cui Maurizio Venafro, Massimiliano Smeriglio e Marco Vincenzi.

IL PUNTO. Caduta l’ipotesi di danno da 69,5 milioni per gli oneri gestionali e finanziari cui la Provincia ha dovuto far fronte per la scelta di costituire un fondo comune di investimento immobiliare di tipo chiuso, non speculativo, per acquisire l’immobile nell’area di proprietà della società Europarco. Il vice procuratore Palmieri ha evidenziato che “l’opzione di costituire un Fondo immobiliare ad apporto pubblico, nell’ambito di un più complessivo progetto di razionalizzazione del proprio patrimonio immobiliare, appare una scelta discrezionale sindacabile dal giudice contabile entro limiti ristretti”.

Una vicenda per cui i difensori di Zingaretti, Edoardo GiardinoValerio Tallini, avevano evidenziato che già due volte la Corte dei Conti aveva archiviato l’inchiesta sugli stessi fatti e che non vi erano responsabilità da parte dell’esponente dem, avendo firmato un provvedimento frutto di una decisione collegiale. I due legali, come poi riconosciuto dal viceprocuratore Palmieri, avevano inoltre sottolineato che Cassa Depositi e Prestiti non aveva mai ha qualificato come “illegittimo o finanche foriero di nocumento all’erario la scelta di istituire un Fondo comune di investimento immobiliare, qual è quello oggetto della deliberazione in esame”.

“Cdp – avevano proseguito – si è solo limitata a prospettare, altresì, una “alternativa allo strumento del fondo immobiliare ad apporto”, giammai ritenendo quest’ultimo censurabile”. Per quanto riguarda poi l’acquisto dell’immobile “in forma frazionata”, utilizzando 10 milioni di euro finanziati con avanzo di amministrazione vincolato e un mutuo da 45 milioni erogato da Cassa depositi e prestiti, per cui era accusata anche la Raggi, il magistrato ha ritenuto che si tratta “di valutazioni discrezionali che, alla luce delle controdeduzioni in atti, non appaiono caratterizzate da irragionevolezza o arbitrarietà, e perciò non sono sindacabili in questa sede”.

Il viceprocuratore ha così ritenuto che sull’ipotesi di danno da 69,5 milioni “non esistono le condizioni per l’esercizio dell’azione di responsabilità nei confronti di tutti i soggetti” sotto accusa e lo stesso per il presunto danno da 20,3 milioni relativi alle richieste risarcitorie avanzate dalla Provincia per l’anticipata stipula del contratto definitivo di compravendita della sede, fatta eccezione che per due dirigenti di Palazzo Valentini. Disposta dunque l’archiviazione per tutti meno che per Antonio Calicchia, direttore generale della Provincia, e Stefano Carta, dirigente della Direzione Generale dell’Ente. Le indagini e le eventuali richieste di risarcimento andranno avanti solo per loro.