Psicosi in corsia. All’ospedale di San Giovanni avvistato un uomo armato, ma potrebbe trattarsi di un falso allarme

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Continua la psicosi in Italia. E, ovviamente, specie nella capitale a pochi giorni dall’inizio del Giubileo. La giornata di oggi, infatti, è cominciata ancora nel segno dell’allerta terrorismo, dopo i disagi di ieri provocati da vari falsi allarmi. Ad aprire “le danze” ci ha pensato il nuovo falso allarme sulla metro A, chiusa nuovamente per un breve periodo. Ma a far scaturire terrore e ansia è stato quanto accaduto all’ospedale San Giovanni di Roma, dove è stato avvistato un uomo armato. Ai medici è stato prontamente detto di chiudersi nei reparti per la presenza dell’uomo, ora ricercato dalle forze dell’ordine. La segnalazione è partita da uno psichiatra che ha visto un uomo con un fucile nella mano destra, seminascosto dalla giacca, entrare nel nosocomio romano di via dell’Amba Aradam dal reparto di Medicina Generale. Sembra che l’uomo si sia poi allontanato dallo stesso nosocomio. Sul posto, come detto, agenti e militari e gli investigatori sono al lavoro per ricostruire quanto accaduto e valutando anche la veridicità della segnalazione. Potrebbe infatti trattarsi anche di un falso allarme, visto che secondo le prime ricostruzioni, l’oggetto che ha destato preoccupazione potrebbe non essere un fucile. Sono intervenute anche le squadre dell’antiterrorismo affinchè si potesse bonificare tutto l’ospedale, dai reparti ai magazzini dei farmaci. L’esito è stato negativo e nessun pericolo è stato rilevato: non hanno trovato nessun fucile o arma da fuoco. La situazione all’ospedale è rientrata pian piano alla normalità. Il personale medico è rimasto chiuso dentro l’ospedale per oltre due ore. “Abbiamo chiamato la direzione sanitaria e ha detto che l’allarme non è ancora finito. Dobbiamo restare dentro ai reparti”, hanno riferito alcuni medici. Fino all’arrivo, appunto, degli agenti speciali. Falso o vero allarme che sia, l’episodio lascia intendere lo stato di terrore che si vive, purtroppo, anche a Roma.