Pubblica amministrazione, la Madia si ricorda degli statali giusto prima del referendum: “pronti ad aumenti di 85 euro”

dalla Redazione
Politica

Qualcosa si muove. Per bocca del ministro per la Pubblica amministrazione Marianna Madia il Governo si dice pronto a rinnovare i contratti pubblici, fermi da sette anni, garantendo il suo impegno per aumenti medi per ogni singolo lavoratore pari a 85 euro lordi al mese. Ma le tre principali sigle sindacali, Cgil, Cisl e Uil, che ieri hanno incontrato la Madia a Palazzo Vidoni, chiedono un aumento non inferiore a quella cifra. Il confronto, iniziato intorno alle 11 del mattino, è stato sospeso poco dopo le 14: i tecnici del ministero stanno valutando le richieste delle organizzazioni sindacali, in particolare sulla questione del salario e sul superamento della riforma Brunetta. Senza dimenticare il fatto che Cgil, Cisl e Uil hanno anche chiesto al ministro di far rientrare nel perimetro dell’accordo il comparto della scuola. La richiesta è insomma quella di superare gli atti unilaterali, cioè le previsioni della norma che porta il nome dell’attuale capogruppo di Forza Italia alla Camera, e della Buona Scuola, riportando tutto nel perimetro della contrattazione.

Cercasi accordo – Ieri mattina il ministro aveva invitato tutti ad andare avanti a oltranza per definire un accordo politico che tracciasse la strada per lo sblocco della contrattazione. “Spero che sia una giornata produttiva e proficua per segnare un risultato importante per il nostro Paese, per la Pubblica amministrazione, per i cittadini e i lavoratori pubblici”, le parole della Madia. Ecco perché, dopo lo stop di ieri, l’intenzione del ministro è quella di convocare per oggi i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil. Durante l’incontro Madia ha messo in evidenza – in particolare – quattro aspetti del documento presentato. Prima di tutto si sta dando concretezza al fatto che la riforma si fa insieme ai lavoratori pubblici, poi l’impegno sulle risorse e ancora la possibilità di modificare le norme in vigore, superando la legge Brunetta. Il veicolo normativo c’è ed è il Testo Unico del pubblico impiego che sarà presentato a febbraio. Infine, c’è la messa a punto di obiettivi trasparenti e misurabili che aiutino a valorizzare i lavoratori.

Le critiche – Ma non tutto è filato liscio. Al tavolo a Palazzo Vidoni infatti non sono stati invitati i rappresentanti dell’Usb Pubblico impiego (che hanno protestato tentando l’ingresso al ministero). Una circostanza “gravissima”, l’ha definita il sindacato, “in barba alle regole democratiche”. Gli 85 euro lordi sono “una cifra del tutto insufficiente a risarcire, anche solo parzialmente, quanto non erogato ai lavoratori e alle lavoratici nei passati sette anni, ed inadeguata a coprire anche la sola inflazione”, ha spiegato Luigi Romagnoli, membro dell’esecutivo nazionale dell’Usb Pubblico impiego. “Siamo convinti – aggiunge – che i lavoratori pubblici non si faranno ingannare da questo accordo truffa e che il 4 dicembre voteranno No alla controriforma costituzionale”. Critica anche l’Anief-Cisal, che parla di “un incremento a dir poco insufficiente”.