Pure i giudici scappano dai Tribunali

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di Carmine Gazzanni

“Non ci sono giudici. L’udienza è rinviata al 13 ottobre 2014”. No, non è una dichiarazione delirante. Sono esattamente le parole del giudice di Vibo Valentia di due giorni fa. Un’assurdità, non c’è che dire: il processo riprenderà tra undici mesi. E non perché ci sono perizie da eseguire o montagne di scartoffie da leggere. Semplicemente perché mancano i giudici. Incredibile. Soprattutto vista la delicatezza della vicenda: 12 persone accusate di disastro ambientale per aver sversato una quantità incredibile di rifiuti tossici illegalmente (si parla di 127 mila tonnellate) dal 2002 al 2007. Ebbene, ora il processo – denominato non a caso “Poison” – rischia di cadere in prescrizione dopo il rinvio record. C’è da stupirsi? Stando ai numeri no. Secondo i dati ufficiali del Csm, infatti, su 15 giudici togati previsti al tribunale vibonese, solo 5 sono in carica con conseguenti 10 posti scoperti. Numeri, questi, che lasciano sgomenti, soprattutto se poi incrociati con altre stime relative ai procedimenti, tra civile e penale, ancora in piedi. Secondo l’ultimo rapporto del ministero della Giustizia di gennaio, infatti, solo nella città calabrese sarebbero pendenti ben 4.896 cause.

Toghe dimezzate, cause moltiplicate
Insomma, quella delle carenze di organico negli uffici giudiziari è una questione molto delicata. Né il caso di Vibo Valentia costituisce un unicum sul territorio italiano. La Notizia ha già documentato in più occasioni (vedi i numeri del 22 e 27 novembre) la drammatica situazione dei giudici di pace. Le cifre del Csm, a riguardo, parlano più che chiaro: la pianta organica ne prevedrebbe 4.690 ma, nei fatti, oggi sono soltanto 2.041. Nemmeno la metà. Basta sfogliare i dati dei singoli tribunali per capire cosa significhi questo: quasi dappertutto i cosiddetti magistrati onorari aggregati (giudici di pace che si occupano di cause civili) sono scoperti per la quasi totalità. E non solo nei piccoli tribunali ma anche in quelli grandi. A Roma ne sarebbero previsti 103, ma ne mancano all’appello 103. Tutti. Così anche a Milano (per organico dovrebbero essere 41), a Napoli (57), a Palermo (13), a Genova (12) e a Firenze (18). Tale drammatica situazione, però, non tocca soltanto la magistratura onoraria. Anche quella ordinaria: a fronte di 9.704 posti in organico negli uffici giudiziari, risultano scoperti ben 1.479. Il 15%.

I casi
Ma scendiamo più nel dettaglio. La mancanza di organico, infatti, tocca praticamente tutte le gerarchie della magistratura a cominciare dalla Corte di Cassazione dove, a fronte di 426 togati previsti, c’è una scopertura del 22% con 97 posti vacanti. Un numero tutt’altro che basso se consideriamo che ben 11 sezioni di Corte di Cassazione sono sprovviste di presidente. Ma, come detto, i numeri sono drammatici soprattutto per quanto riguarda i tribunali: su poco più di 5 mila posti previsti, ne mancano all’appello 854. Queste carenze, dicono in coro le associazioni, sono le vere responsabili della montagna di cause ferme e dei tempi biblici dei processi. Qualche esempio per capire: ad Agrigento su un totale (tra onorari, ordinari e presidenti) di 54 magistrati previsti ne mancano all’appello 19. E se guardiamo direttamente ai giudici togati la situazione è tutt’altro che rosea: il rapporto è 27 a 11. Tutto questo a fronte di qualcosa come 19 mila cause pendenti. Rimanendo in Sicilia, clamoroso anche il caso di Caltanissetta dove, guardando solo ai giudici ordinari, scopriamo una scopertura del 50%: 13 magistrati a fronte dei 26 previsti. Stessa situazione, salendo verso la Calabria, anche a Catanzaro (su un totale di 86 magistrati 26 posti vacanti e, di questi, 32 togati previsti e 11 posti scoperti a fronte di quasi 27 mila processi) e a Crotone, dove il rapporto per gli ordinari è 18 a 6. Uno ogni tre. I dati peggiorano nei piccoli tribunali: a Biella dovrebbero esserci 10 magistrati ordinari ma ne mancano all’appello 5. La metà. A Isernia dovrebbero essere in 8. Ma sono soltanto 2.

Le conseguenze
Una situazione, dunque, profondamente delicata che potrebbe gonfiare le sacche degli impuniti se non si ricorre a rimedio. Proprio per questo motivo, prendendo spunto dalla questione assurda di Vibo Valentia, è stata depositata ieri un’interrogazione da parte di Dalila Nesci (Movimento 5 Stelle). “Se il governo non vuol dare risposte immediate – dice la grillina – chiuda pure il palazzo della Giustizia di Vibo Valentia, perché monco com’è ora serve soltanto ai centri di potere dell’antistato”. Suo malgrado.