Pure Italo ha già bisogno di soldi. I soci devono aprire il portafogli

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di Cinzia Meoni

Sui binari è arrivato da poco più di un anno. Ma per continuare a viaggiare, Italo potrebbe aver bisogno molto presto di nuove risorse. Prospettiva che forse non fa fare salti di gioia a Luca Cordero di Montezemolo, Diego Della Valle e soci. Ma è un fatto che i numeri inanellati fin qui da Ntv, la Nuovo Trasporto Viaggiatori nata con l’obiettivo di scardinare il dominio delle Ferrovie di Mauro Moretti, mostrano più di un affanno. E potrebbero costringere i soci a mettere mano al portafogli. Del resto la società presenta conti che nell’ultimo anno si sono piuttosto appesantiti, chiudendo in profondo rosso. Basta fare una rapida rassegna: un capitale di 148,9 milioni di euro, un patrimonio netto sceso a dicembre a 107 milioni dai 184 di fine 2011 e una perdita netta di 77 -milioni, praticamente raddoppiata rispetto ai 39 milioni dell’anno precedente. Insomma, va da sé che con queste cifre la possibilità che vengano chiesti agli azionisti nuovi mezzi da immettere nel gruppo è concreta.

I soci
La società costituita dall’a.d. Giuseppe Sciarrone (all’1,5%) e Cordero di Montezemolo, Della Valle, Gianni Punzo (che insieme, tramite Mdp Holding, oggi detengono con quote paritetiche il 35% del capitale), nel corso degli anni ha visto l’ingresso nel capitale di Intesa Sanpaolo (al 20%), Alberto Bombassei (al 5%), Generali (al 15%), il gruppo ferroviario francese Sncf (al 20%) e Isabella Seragnoli (al 5%). Insomma, un salotto buono della finanza italiana in formato bonsai che, si spera, non abbia problemi a investire ulteriori mezzi nella promessa tricolore dell’alta velocità.

La situazione
D’altro canto Ntv è di fatto una start up, il rosso di bilancio è quindi comprensibile, le aspettative di ritorni sono necessariamente posticipate di qualche anno e i debiti stellari. La società guidata da Antonello Perricone (ex Rcs) infatti è stata costituita nel 2006, ma tra un ostacolo burocratico e uno tecnico il gruppo è diventato operativo solo un anno fa: il primo viaggio si è svolto il 28 aprile del 2012. E da allora i treni di Ntv (Italo) di strada ne hanno fatta, trasportando ben 4 milioni di passeggeri (due milioni solo tra gennaio e aprile). Oggi il gruppo conta su 25 treni, 10 città servite per 13 stazioni (l’ultima a Reggio Emilia, Medio Padana ad opera dell’archistar Calatrava) e 50 collegamenti, con una quota di mercato intorno al 25%. La prossima tappa è già in rampa di lancio e prevede l’apertura a dicembre della tratta Milano-Ancona. Anche grazie a questo nuovo collegamento, la concorrente principale di Fs dovrebbe essere in grado di trasportare entro fine anno 6 milioni di passeggeri. Un buon numero per una start up.

I costi
Tutto questo ha avuto un costo. Complessivamente i soci hanno investito un miliardo di euro. Ma i debiti sono ancora colossali: a fine dicembre ammontavano a 754,5 milioni (dai 558 milioni del 2011), di questi l’esposizione verso le banche toccava i 220 milioni (57 milioni in più rispetto al 2011). Certo sul fatturato gli investimenti iniziano a dare qualche frutto. Per l’ultima riga di bilancio invece occorrerà attendere almeno il secondo semestre del 2014, quando è previsto il pareggio. Ntv ha chiuso il 2012 con un giro d’affari di 102,9 milioni (dai 24,7 milioni registrati nel 2011), perdite operative per 105 milioni (da 49 milioni) e nette per 77 milioni (da 39 milioni). Ovviamente con l’operatività sono decollati anche i costi: 41,1 milioni dai 18,4 registrati nell’esercizio precedente a causa di due voci: le spese per i servizi e il costo complessivo del lavoro. Insomma una situazione che potrà solo beneficiare della tanto invocata istituzione di una Authority per i Trasporti.

I rischi
Il vero rischio per l’unico concorrente italiano alle Fs (sul territorio operano infatti la francese Sncf e le Deutsche Bahn) nell’alta velocità (l’unica nicchia a queste condizioni redditizia nel settore) è la bomba derivati. A fine dicembre infatti le potenziali perdite (ovvero il rosso virtuale generato in caso di chiusura o rinegoziazione dei contratti) sui quattro contratti derivati stipulati nel 2008 da Ntv con Imi (Intesa Sanpaolo), Mps, Banco Popolare e Banca Popolare di Lodi, toccava i 43,9 milioni. Si tratta di contratti derivati di copertura, utilizzati dalla società per coprirsi dai rischi di cambiamento dei tassi d’interesse. I derivati sono collegati all’Euribor a sei mesi e prevedono che Ntv, fino alla scadenza, incassi una determinata cifra dalle banche qualora il tasso salga sopra al 5% e versi invece una determinata somma agli stessi istituti di credito qualora il tasso sia entro il 4,15% (tra il 4,15 e il 5% c’è una zona franca). Non è il caso di ricordare che, visto lo scenario dei mercati, finora a pagare è sempre stata Ntv.

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