Pure Renzi s’inginocchia all’articolo 18

Di Francesco Mariani
Lavoro Politica

Di Francesco Mariani

Nuovo scontro sull’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, la norma che impone il reintegro in caso di licenziamento illegittimo. Mentre il governo, e anche il Pd, si dividono, dopo la richiesta del leader di Ncd Angelino Alfano di abolirlo entro agosto, il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, su Twitter attacca: «Bisogna creare lavoro non discriminazione! Basta con le vecchie e fallimentari ricette della destra. Cambia verso». Matteo Renzi, ospite della trasmissione di Raitre Millenium, le ha cantate e suonate. Tra l’altro una frecciatina allo stesso Alfano è arrivata sul termine Vu’ cumprà («Io non l’avrei usato»). «Oggi l’articolo 18 è assolutamente solo un simbolo, un totem ideologico, proprio per questo trovo inutile stare adesso a discutere se abolirlo o meno. Serve solo ad alimentare il dibattito agostano tra gli addetti ai lavori». «Si è fatto un ddl delega che si sta discutendo in Parlamento – continua il premier – È giusto o no riscrivere lo statuto dei lavoratori? Sì, lo riscriviamo. E riscrivendolo pensiamo alla ragazza di 25 anni che non può aspettare un bambino perché non ha le garanzie minime, non parliamo solo dell’art. 18 che riguarda una discussione tra destra e sinistra».

Nessuna nuova manovra
Le proposte sull’economia avanzate da Forza Italia rientrano nell’intesa siglata con Berlusconi? «Per noi l’accordo è su due punti: le riforme istituzionali e la legge elettorale». Sempre in merito alle misure economiche il premier ha smentito il ricorso a un’altra manovra: «Lo rismentisco. Noi l’abbiamo già fatta la manovra e abbiamo abbassato le tasse». Il premier parla però di come sarà la manovra del prossimo anno. «Il prossimo anno – spiega – dobbiamo prendere 16 miliardi di riduzione della spesa per stare dentro il 3 per cento di rapporto tra deficit e Pil che vogliamo rispettare. Per arrivare a questa cifra di solito lo Stato alza le tasse. Ma questo meccanismo non si può continuare».
«Questo Paese – aggiunge – più o meno ha 800 miliardi di spesa pubblica. 16 miliardi sono il 2 per cento. Cioè come venti euro per una famiglia che guadagna mille euro. Il due per cento si trova agevolmente. Ma il punto è capire dove mettiamo i soldi perché su alcune voci come la scuola e gli insegnanti bisogna mettere più soldi. Bisogna scommettere. E su questo ci sarà una sorpresa a settembre».
Sull’ipotesi di estensione del bonus di 80 euro ha detto: «Esiste la possibilità di estenderli. Ribadisco, sicuramente che lo manteniamo per chi ce l’ha, vediamo se possiamo estenderlo».

Mai più soldi all’Alitalia
Mai più soldi pubblici ad Alitalia: è doveroso. Ad assicurarlo è il presidente del consiglio Matteo Renzi. «In alcuni casi – è la riflessione del premier – abbiamo sbagliato a dare soldi pubblici ad aziende come Alitalia. Bisogna avere il coraggio di farle fallire alcune aziende che sono dei carrozzoni ma bisogna anche far pagare i manager che hanno buttato via i soldi invece di dargli il premio di produzione. Le regole ci sono già, basterebbe applicarle».
Quello che è mancato ad Alitalia in passato, inoltre, «è una capacità di guida manageriale forte».
Il salvataggio con l’intervento dei “capitani coraggiosi” di Cai nel 2008 è costato ai cittadini italiani diversi miliardi di euro (fino ad 8 miliardi, secondo alcuni). Dopo l’accordo con Etihad, spiega il premier, non dovranno essere più spesi soldi pubblici.

Le divisioni nel Pd
Guardando in casa, poi, Renzi ha spiegato che «ormai le correnti non esistono più. A parte nel Pd dove sono vive e lottano insieme a noi… Ma forse sono meno forti di prima perché quando il Pd ha scoperto che si possono anche vincere le elezioni, ha capito che forse non vale la pena stare a recriminare per qualche sedia».