Putin smentisce Assad: per ora niente missili alla Siria. Il premier di Damasco avvisa l’occidente

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di Fabrizio Gentile

Putin smentisce Assad, e la “bomba” mediatica viene disinnescata. Rispetto alle anticipazioni fornite dalla rete di Hezbollah, al Manar, a proposito dell’intervista al presidente siriano Bashar Assad, quest’ultimo è apparso meno assertivo e più vago sull’effettiva consegna delle prime batterie di sistemi di difesa aerei russi S-300.
Stamane dal testo diffuso sembrava che Assad avesse lasciato intendere con certezza che i russi avevano già fatto avere a Damasco la prima batteria di S-300. Nel testo dell’intervista sulla fornitura del potente sistema anti-aereo Assad si è limitato a replicare: “Tutto quanto è stato concordato con la Russia (la vendita risale al 2010, ndr) sarà attuato e alcune parti (dell’intesa) lo sono già state recentemente”.
Del resto fonti vicine al ministero della Difesa di Mosca – benché resti confermata l’intenzione russa di onorare l’impegno – hanno fatto capire che il sistema S-300 non è stato ancora effettivamente consegnato nella sua interezza. Al porto siriano di Tartus, unica base navale rimasta ai russi nel Mediterraneo, sarebbero arrivate “componenti” del complesso sistema che prevede, tra l’altro, un’unità semovente di comando dotata di radar per tracciare i bersagli e due lanciatori semoventi di missili intercettori, oltre a altri elementi accessori per far funzionare le batterie.
Visto che la prima bomba – cioè quella della fornitura di armi – ha fatto cilecca, Assad ne ha scagliata subito un’altra: ha avvertito che l’incendio nel suo Paese può propagarsi al Libano. ‘’Il Libano – ha detto Assad – ha impedito l’ingresso di terroristi in Siria? No. E’ riuscito a proteggersi dalla crisi siriana? No. Se c’e’ un incendio nella casa del vicino, si propaga anche a casa mia’’.
Quanto alla possibilità di ricandidarsi alle elezioni presidenziali del 2014, ha fatto un veloce passaggio: ‘’Se sentirò che il mio popolo mi vuole, non esiterò’’. Poi la condizione dettata riguardo alla partecipazione del regime alla conferenza di Ginevra-2: “Ogni accordo che dovesse essere raggiunto con l’opposizione per una soluzione politica del conflitto siriano dovrà essere sottoposto a un referendum”.

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