Quando si dice modernità. Le Rivoltelle è una band formata da lesbiche. E la comunità parrocchiale di Rossano fa annullare il concerto pagato dal Comune

dalla Redazione
Cronaca

“Siete lesbiche e qui non potete suonare”. Questa sarebbe la motivazione per cui il concerto de Le Rivoltelle, la band rock tutta al femminile conosciuta in tutta Italia,  in programma il 20 agosto a Rossano (Cosenza), è stato annullato. La band, infatti, potrebbe “offendere la morale cattolica di ogni singolo cristiano di questa comunità”.  L’accordo tra produttore e organizzatori – secondo quanto racconta il giornalista Pietro Bellantoni su La Stampa, era già stato trovato, ma al momento della firma del contratto alcuni membri del comitato per le feste parrocchiali in onore di San Pio si sarebbero opposti allo show, di fatto facendo saltare l’esibizione. Sono state proprio le ragazze del gruppo a denunciare su Facebook la discriminazione subita e a riportare le parole con cui una influente componente dell’associazione “Feste Piragineti” avrebbe posto il veto allo spettacolo, senza infine trovare ostacoli.

“Mi chiedo come sia possibile che ancora girino a piede libero e soprattutto esprimano liberamente e impunite il loro pensiero persone di tanta ignoranza”, ha scritto la frontwoman del gruppo, Elena Palermo, sulla bacheca de Le Rivoltelle.

Eppure il gruppo è sempre stato impegnato in lotte civili di primo peso, specie in Calabria. Le ragazze del gruppo (composto anche da Alessandra Turano, Paola Aiello e Angela Massafra). “Con le nostre canzoni – ha detto la Palermo a La Stampa – ci battiamo continuamente contro tutte le discriminazioni e ci dispiace che qualcuno voglia impedirci di esprimere quel che abbiamo dentro”. Brani contro l’anoressia (“Taglia 38”), contro la casta dei politici (“Ve ne andate o no?”), contro la ’ndrangheta (“Io non m’inchino”, dedicata al procuratore Nicola Gratteri) sono lì a testimoniare un impegno sociale veicolato dalla musica. Per ora il sindaco anche prende le distanza da quanto deciso dalla comunità parrocchiale, specie perché – peraltro – l’evento era stato pagato dallo stesso Comune. Ma il discorso non cambia: almeno per ora, il concerto non s’ha da fare.