Quanti imbarazzi per Salvini nel Mezzogiorno. La Lega alle prese con le inchieste e non bastano i commissari ad evitare situazioni spiacevoli

dalla Redazione
Politica

Con la decisione di Matteo Salvini di fare della Lega, quello che era il partito del Nord, un partito nazionale, è arrivato il boom per il Carroccio. Bagni di folla e ampi consensi nelle urne. Nel compiere tale operazione il Capitano ha dovuto reclutare truppe a sud del Po e, visto il vento favorevole, in molti si sono fatti avanti, cercando anche di riciclarsi. Per Salvini sono così arrivati voti ma pure grane e imbarazzi. Il suo ex consulente per l’energia, Paolo Arata (nella foto), è stato arrestato con l’accusa di intestazione fittizia, con l’aggravante di mafia, corruzione e autoriciclaggio, perché ritenuto socio occulto del re dell’eolico Vito Nicastri, considerato tra i finanziatori della latitanza del boss Matteo Messina Denaro.

Ma i problemi al Sud sono appunto molti. Tra i casi sollevati c’è così anche quello del suocero del deputato calabrese, l’ex storaciano Domenico Furgiuele, in carcere per estorsione aggravata dal metodo mafioso. E sempre i Calabria, a Rosarno, ad aderire alla Lega è stato anche il consigliere comunale Enzo Cusato, consuocero del boss Rocco Bellocco. Il senatore leghista Roberto Marti, in Puglia, è rimasto invece coinvolto in un’indagine a Lecce su voti ottenuti in cambio di alloggi.

Alcuni esempi di tante situazioni imbarazzanti, comprese quelle emerse nel Lazio nelle indagini sul clan di origine nomade Di Silvio. In larga parte legate alla voglia dei più di salire su quello che a lungo è apparso come il Carroccio del vincitore. Per far fronte a tali situazioni Salvini da tempo ha commissariato le proprie sedi nel Meridione, mandando a Sud uomini fidati, quasi tutti della sua Lombardia.

Non bastano però i commissari ad evitare situazioni spiacevoli e, tra un’inchiesta e l’altra, tra quelle delle Procure ordinarie e quelle della stessa Antimafia, sempre più spesso il partito di Matteo Salvini si vede costretto a giustificarsi per accuse o semplicemente situazioni sconvenienti in cui incappano le truppe meridionali.