Quel cerchio tragico che sta soffocando un Cavaliere senza più quid

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Se un bel giorno un regista, magari teatrale, deciderà di  portare in scena la storia di Silvio Berlusconi, con molta probabilità  dovrà chiedere aiuto ad uno psicologo, più che a un politologo, per allestire l’atto finale. Il novello Strehler  dovrà districare un mistero che non sta nei corridoi dei Palazzi della politica, ma nei meandri, ben più oscuri, di una mente. Con quale criterio, o meglio sotto quali impulsi un uomo di un simile carisma, e di un così travolgente successo, ha scelto la sua ultima compagnia di giro, quella che in molti hanno definito “cerchio  tragico”? Difficile da comprendere, figuriamoci da raccontare. Eppure questo ristretto club di personaggi pronti a tutto pur di allontanare dal Cavaliere gli esponenti storici di Forza Italia, che della politica hanno dimostrato di capire poco, sono riusciti a determinare le ultime scelte di Berlusconi, finendo con il creare un solco profondo con l’elettorato, ormai incapace di comprendere le parabole di Palazzo Grazioli. Il caso Bertolaso, comunque vada a finire, è da manuale. Prima lo hanno lanciato come il Cavallo di Troia contro la Meloni. Poi lo hanno frenato come se fosse un  treno senza macchinista, infine stanno meditando di lasciarlo al suo destino.  L’elogio della follia non avrebbe saputo far di meglio. Resta il fatto che i personaggi del “cerchio tragico” non si assumono mai le loro responsabilità. Ma cos’è un cerchio magico? Nella storia della magia, dai Babilonesi, ai “maghi cerimoniali” del Rinascimento, agli indiani d’America, alle sette neopagane, è un simbolo ricorrente. Rappresenta la perfezione e l’armonia, e quindi, secondo l’interpretazione psicanalitica che ne dà Jung, l’archetipo dell’affermazione del proprio “sé”.

Come si vede, un simbolo carico di valori positivi. Eppure, nel vasto repertorio di metafore del linguaggio politico italiano, il cerchio magico è diventato il bersaglio polemico perfetto per chiunque abbia voglia di polemizzare. Soprattutto ora, dato che “cerchio magico” per eccellenza, quello che circonderebbe Silvio Berlusconi, ha il pallino in mano.  A guidarlo, con provvedimenti draconiani, licenziamenti, chiusure, dismissioni, e fuoco di sbarramento è la “giovane e dinamica imprenditrice romana”, come la descrive l’iconografia azzurra, Maria Rosaria Rossi che,  per incoscienza o per amore del partito,  ha accettato lo sgradevole compito. E così siamo arrivati al cuore del cerchio magico, alla zarina, al simbolo di tutti i mali. Tutti quelli che vogliono attaccare Berlusconi, ma non hanno il coraggio di farlo, se la prendono con la Rossi.  E poi c’è Deborah Bergamini, la potente responsabile della comunicazione. Lavora, dicono,  dalle 12 ore al giorno in su, con un tablet e due telefoni che squillano in continuazione, muovendosi freneticamente fra le stanze di Arcore e di via del Plebiscito a Roma. Eppure c’è chi non ha notato affatto il cambio di passo della comunicazione di Forza Italia rispetto al placido Bonaiuti, noto per le lunghe sieste pomeridiane, le vacanze esotiche e le battute in vernacolo toscano. La Bergamini, che dovrebbe essere un interlocutore vera per i giornalisti, in realtà è un’ombra, stretta e compressa dalle presenze ossessive della Rossi e della Pascale, a sua volta seguita dall’improbabile addetta stampa Alessia Ardesi, che vorrebbe far politica ma finisce solo per fare la velina delle veline. Così dunque funziona il cerchio magico, o tragico. Però è evidente a tutti, come vanno ribadendo gli esponenti storici di Forza Italia, da Paolo Romani a Maurizio Gasparri, passando per Giovanni Toti e Renato Brunetta, che Berlusconi dovrebbe assolutamente liberare Berlusconi.

C’è solo una cosa che non quadra: il cerchio magico Berlusconi non se l’è trovato intorno. Se lo è scelto, dicono,  come ha sempre fatto, trovando però stavolta persone che prendono  più di quanto danno. E forse è per questo che in tanti non le sopportano.