Quel fiume di denaro speso solo per il logo su un depliant. La Regione Lazio ha investito 3 milioni in 6 mesi per farsi pubblicità

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di Valeria Di Corrado

Più che la sostanza conta l’apparenza. Mentre negli ospedali laziali non ci sono più nemmeno i soldi per gli stipendi di medici e infermieri, mentre i servizi sociali arrancano e le imprese creditrici aspettano di essere pagate, la Regione Lazio spende milioni di euro per promuovere la sua immagine in Italia e all’estero, attraverso il finanziamento di eventi, manifestazioni e iniziative di ogni tipo, dal “Festival del Gelato” al “Viaggio nella fede”.

Queste risorse economiche vengono gestite dalla Presidenza con piena autonomia e discrezionalità, visto che gli assessorati utilizzano altri fondi per le stesse finalità. Il capitolo “Spese per la comunicazione, l’informazione e la promozione” dispone per il 2013 di uno stanziamento totale di 10.961.455 euro (5 milioni dalla legge di bilancio e i restanti dalla variazione). Alla data del 5 luglio sono stati già impegnati 2.963.515 euro, di cui 2.282.641 per far fronte alle spese prenotate dall’ex governatrice Renata Polverini (a botte anche di 423 mila ad evento) e 680 mila per quelle del neopresidente Nicola Zingaretti. Resta ancora poco a disposizione, se si considera che dei 10 milioni e più stanziati per quel capitolo di spesa, 7 milioni e mezzo sono bloccati dalla legge di bilancio. A meno che a settembre i fondi vengano sbloccati con una bella delibera di Giunta, così come è successo negli anni passati.

Con questo metodo un fiume di denaro è passato nelle mani dei vari presidenti della Regione Lazio, senza quei noiosi vincoli e limiti che la legge impone quando si tratta di soldi pubblici. A parte rarissimi casi, infatti, non un solo euro è stato speso secondo le procedure previste dal Codice dei contratti pubblici.

La procedura per erogare i fondi

Tutto passa attraverso la struttura politica “Comunicazione, relazioni esterne e istituzionali” del Segretariato Generale che valuta le proposte pervenute, decide l’entità della spesa e le trasmette alla struttura amministrativa. La somma erogata può coprire totalmente o parzialmente la cifra richiesta per la realizzazione dell’evento. Non ci sono regole o criteri da seguire, tutto è lasciato alla discrezionalità della Presidenza. Soprattutto non si ricorre allo strumento della gara pubblica. La Regione acquista, nell’ambito dell’evento proposto, un “servizio di visibilità e promozione”, sostenendo – secondo un’interpretazione discutibile – che tale servizio rientra nella casistica prevista dall’articolo 57, comma 2, della legge sugli appalti: “qualora, per ragioni di natura tecnica o artistica ovvero attinenti alla tutela di diritti esclusivi, il contratto può essere affidato unicamente ad un operatore economico determinato”. In altre parole la Regione Lazio, attraverso l’acquisto del “servizio di visibilità e promozione”, contribuisce direttamente alla realizzazione degli eventi o delle iniziative che più gli aggradano, con assoluta discrezionalità sia riguardo alla scelta dei soggetti beneficiari sia rispetto all’entità della somma erogata, senza indire procedure di evidenza pubblica. Anche se poi l’amministrazione regionale chiede ogni volta all’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici il codice identificativo di gara (Cig), proprio come se l’avesse bandita.

Ma gli sponsor non erano stati aboliti?

Chi organizza l’iniziativa, dalla GS Srl per il “Festival del Gelato” (costo 40 mila euro), all’Associazione Comunicazione Reale per “In viaggio nella fede” (costo 100 mila euro), si impegna ad apporre il logo della Regione Lazio su locandine, manifesti, depliant, banner e totem che pubblicizzano l’evento. Si tratterebbe in sostanza di una sponsorizzazione mascherata, che non può e non deve essere dichiarata perché l’articolo 19, comma 3, della legge regionale n.4 del 2013, approvata di recente, abolisce  tassativamente qualsiasi  spesa per le sponsorizzazioni.

Se è vero che la manifestazione presenta caratteristiche di esclusività tali per cui può essere gestita solo da quell’operatore economico, è vero anche che il “servizio di visibilità e promozione” può essere svolto da chiunque. Ci sono migliaia di ditte e imprese per l’organizzazione di eventi. Sarebbe preferibile chiedere più preventivi. O ancora meglio, se si volesse davvero risparmiare, si potrebbe indire una gara per individuare un unico soggetto che gestisca la visibilità della Regione in tutte le manifestazioni a cui si intende aderire. Negli anni sono state sprecate in questo modo decine di milioni di euro. Tutti i presidenti che si sono succeduti, chi più chi meno,  hanno elargito fiumi di denaro con affidamenti diretti. Ma Zingaretti non aveva garantito un nuovo corso e una Regione di cui fidarsi?