Quel gasdotto finito in soffitta. Ecco come la crisi tra Russia e Turchia può mandare in fumo i sogni di gloria dell’italiana Saipem

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di Stefano Sansonetti

Anche in Italia c’è qualcuno che sta osservando con trepidazione l’aspro confronto tra Russia e Turchia. L’abbattimento del jet russo, e le successive schermaglie economiche tra le parti, rischiano infatti di produrre effetti a catena destinati a danneggiare qualche grossa azienda del Belpaese. Su tutti Saipem, controllata da Cassa Depositi e Prestiti (tramite il Fondo strategico) e dall’Eni, ovvero la società che costruisce infrastrutture per il settore oil&gas. Come conseguenza immediata dell’escalation di attriti tra Mosca e Ankara, infatti, c’è il congelamento del gasdotto Turkish Stream, che dovrebbe portare in Europa il gas russo attraverso il Mar Nero e parte della Turchia europea, aggirando l’Ucraina. E qui gli interessi di Saipem, che pure negli ultimi mesi non stavano vivendo una stagione eccezionale, rischiano di essere definitivamente travolti. E’ appena il caso di ricordare che il Turkish Stream era stato lanciato dallo stesso Vladimir Putin nel dicembre del 2014 in sostituzione del precedente South Stream.

LA PRIMA IDEA
Quest’ultimo era un progetto di gasdotto, con buona parte del tracciato pressoché identica, fortemente spinto da Gazprom, il colosso energetico russo che aveva coinvolto nel piano anche l’Eni. Con la crisi ucraina, e le successive sanzioni economiche ispirate da Barack Obama, il South Stream è definitivamente naufragato. E con esso sono state messe in discussione le prospettive di guadagno di Saipem, che all’interno di quel progetto aveva messo in cascina contratti da 2 miliardi di euro per la posa di tubi sotto il Mar Nero. Con la prospettiva di subentro del Turkish Stream, però, la medesima Saipem aveva annusato la possibilità di una conferma di quei contratti. La scorsa estate, però, in un quadro internazionale già compromesso, Gazprom ha bloccato i contratti, facendo riprecipitare la società italiana nell’incertezza.

IL TIRA E MOLLA
Ma il fatto che il Turkish Stream fosse comunque in ballo, e oggetto di serrate trattative tra Ankara e Mosca, ha tenuto negli ultimi mesi sempre accese le speranze di Saipem, sulla cui tolda di comando nel frattempo si sono sistemati il presidente Paolo Andrea Colombo e l’amministratore delegato Stefano Cao. Il tutto fino agli accadimenti più recenti, con Putin che almeno per il momento ha messo in soffitta il progetto di gasdotto. Naturalmente in questo momento di grande confusione internazionale nessuno può dire quante possibilità di resurrezione abbia il Turkish Stream. E questa incertezza si ripercuote fortemente su Saipem. Alle cui grandi difficoltà ha di recente messo una pezza la Cassa Depositi, tramite il Fondo strategico, che ha rilevato dall’Eni una parte del capitale (12,5%) della stessa Saipem. Ma gli osservatori più attenti, proprio alla luce delle ultime vicende, non si nascondono che l’intervento della Cassa potrebbe essere soltanto temporaneo. Al punto che Saipem potrebbe essere ceduta un domani a qualche pretendente. Tra questi, a quanto pare, ci sarebbero proprio i russi, in particolare il gruppo Rosneft di Igor Sechin.

Twitter: @SSansonetti

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