Quel “mi piace” che non piace ai giudici. Un agente del carcere di Milano mette “like” a un post su Facebook e si becca un mese di sospensione

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Basta un “mi piace” su Facebook per essere sospesi dal lavoro al carcere di Milano. Lo sa bene un agente penitenizario che, intervenendo in una discussione sulla notizia di un suicidio avvenuto nell’istituto, aveva espresso il proprio parere mettendo un semplice “like” sul post. Una mossa che non è piaciuta all’amministrazione penitenziaria. L’uomo, infatti, è stato subito sospeso dal servizio per un mese. Il motivo? Secondo l’istituto il suo “intervento”, anche se effettuato da privato utente del social network, ha minato l’immagine della datrice di lavoro. Lo stop del dipendente è stato confermato dal Tar della Lombardia, il quale ha respinto la sua domanda cautelare. Secondo i giudici meneghini, infatti, l’articolo postato, oltre che del suicidio, parlava anche del pronto intervento delle guardie carcerarie. Un connubio che ha alzato su un vero e proprio polverone di commenti, dove sono saltate fuori anche frasi, secondo i magistrati, “riprovevoli”. Per cui anche quell’unico “mi piace”, per di più non eliminato subito dal lavoratore, aveva messo in difficoltà la direttrice dell’istituto.

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