Quel vizio del Pdl di sbagliare i candidati

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di Maria Giovanna Maglie

Per fortuna l’Italia non è solo Roma, e per fortuna non si votava solo a Roma, certo Roma conta e ha dato il voto peggiore possibile per chi come me nutre profonda disistima per il candidato Marino, ma anche l’unico voto che nelle condizioni date poteva venir fuori dal cilindro. Sarà bene ricordare mentre si osservano il trionfo, sia pur da sottoporre a ballottaggio, di Ignazio Marino, e la relativa sconfitta cocente di Gianni Alemanno, che tutti i sondaggi su scala nazionale dicono il contrario, dicono che il Pdl e il centro destra hanno recuperato consensi e sono in netto vantaggio su Pd e centro sinistra.

Quindi l’errore è doppiamente grave. Sarà anche bene ricordare che non si è votato con l’infame porcellum ma col metodo considerato forse il migliore, con le preferenze, con le quote rosa. Non è bastato ad attirare popolo.
Il momento più sconcertante del pomeriggio in cui metà dei romani hanno abbandonato il voto per Roma, lasciando la città eterna al suo destino di capitale delle borgate, è la comparsata in tv di Guglielmo Epifani, segretario del Pd da qualche ora, che si intesta il risultato di Marino, senza che nessuno degli astanti abbia il coraggio di dirgli che i voti sicuri del Pd nella capitale, quelli su cui giurare, sono il dieci per cento di Alfio Marchini, e non è una battuta. Avesse detto in un momento di illuminazione, che so, che per fortuna l’alleanza con i grillini tanto cercata per due mesi, e oggi ancora sotto sotto rimpianta, sarebbe già finita a puttane insieme al trionfo del Movimento5stelle che non va al ballottaggio in nessuna città, si sarebbe guadagnato almeno i gradi della sincerità, invece ha fatto il solito triste compitino. Sembrava quasi un Nichi Vendola, solo che quello chiacchiera e chiacchiera, un neologismo improbabile dopo l’altro, roteando parole e occhi come il serpente del Libro della Giungla, e almeno fa spettacolo.

L’incubo Marino per i romani
Epifani ha dimenticato che Ignazio Marino è un’altra cosa, quanto brutta i romani avranno tempo di verificare nei prossimi anni, visto che la sua vittoria definitiva al ballottaggio è pressoché sicura. Capiterà come a Milano con Pisapia sindaco, tutto un centro sociale, un’unione gay, picconate multiculturali e rapine in pieno giorno nel centro che fu salotto buono, finché nessuna concessione sarà più sufficiente e i nuovi padroncini andranno a occupare il Campidoglio come hanno fatto l’altro giorno davanti a Palazzo Marino, finché non servirà l’esercito.
Non serve citare un brutto film che va per la maggiore per ricordare la capacità di Roma di dare il peggio del Paese nei momenti bui, quasi di prefigurarli.

Le colpe del centrodestra
Sarà una pessima amministrazione, di quelle che certi giorni ti verrà il desiderio di espatriare o almeno di guadagnare la provincia burina, ma ad Alemanno, al Pdl e al Cav ben gli sta. A Roma è stato replicato lo spettacolo già visto a Milano, la ricandidatura di un sindaco che non funziona, che non avuto successo, non ha fatto la differenza, non ha scaldato cuori, non ha convinto, non è piaciuto. E’ stato così per Letizia Moratti, è successo di nuovo, per la serie perseverare è diabolico, con Gianni Alemanno. In tutti e due i casi il grande capo del Pdl lo sapeva che sarebbe finita così, era il primo a non essere convinto, eppure ha ceduto alle pressioni di un inetto, inadeguato, diviso partito locale. In tutti e due i casi un candidato adeguato, una bella faccia nuova, a Roma una donna presentabile e convincente, avrebbero consegnato facile vittoria al centro destra anche perché il centro sinistra nel caos, con il Pd incapace altrettanto di trovare tra le faide e le correnti la persona giusta, le frange estremiste e il Sel all’attacco nelle primarie, era debole a Milano come a Roma. Invece ha vinto là e vincerà qua.

La mancata vocazione a sindaco

Io non possiedo sfere di cristallo o raffinati investigatori a dirmi se l’astensione fluviale che ha sommerso Roma sia più di elettori di centro destra o di centro sinistra, se sia salomonicamente divisa a metà. So che agli elettori del Pdl che usano il cervello questo candidato non era andato giù, so che io non l’ho votato, e non per le accuse di parentopoli o di governo allegro, ma sì perché l’ho visto in testa a una manifestazione “per la vita. Alemanno non ha mai avuto la vocazione di sindaco, preferiva la politica nazionale ed è stato un ministro efficiente, poi gli è capitata la sorte di essere un candidato neutro contro un avversario come Francesco Rutelli, usurato dalle esperienze passate, non convinto. Andò più o meno come oggi, solo con i ruoli rovesciati. Poi gli è toccato governare,che a Roma è pressoché impossibile, e non è riuscito a diventare popolare, ad avere un rapporto forte, fosse anche di odio, con la città. Finita l’età degli sprechi circensi di Veltroni, non restava che la forza della personalità del leader, la capacità di individuare due tre cose importanti. Aveva un uomo popolare e stimato come Umberto Croppi alla Cultura, lo ha fatto fuori, oggi se lo ritrova alleato con Marino. Un grande distacco,un grande freddo, il risultato era scritto.

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