Quella notte del terremoto ridevano anche alcuni aquilani

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di Antonello Di Lella

Tanto scalpore e indignazione destarono le intercettazioni dell’imprenditore napoletano Francesco Maria Piscicelli che rideva a telefono col cognato del terremoto dell’Aquila prefigurando ricchi affari nella ricostruzione. Ma se a fare della ricostruzione un business sono anche amministratori e funzionari pubblici aquilani è ben prevedibile quanto la tensione sia salita alle stelle nel capoluogo d’Abruzzo. Otto persone indagate di cui quattro agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta denominata “Do ut des”. Locuzione latina sin troppo chiara. Perché il sistema che avrebbero messo in piedi sarebbe proprio quello di “dare per avere”, e nel caso specifico pagare tangenti per ottenere appalti nei lavori. Mazzette pagate per un totale di 500 mila euro. Ma non solo. Perché all’Aquila si sono inventati anche la tangente “sotto forma di casa”, quella dei Map (moduli abitativi provvisori): sono 5 i Map che avrebbe ottenuto Pierluigi Tancredi dalla Steda spa, la società al centro dell’inchiesta arrivata in Abruzzo a caccia di succulenti appalti. Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di millantato credito, corruzione, falsità materiale ed ideologica e appropriazione indebita. Un sistema tangentizio ben definito sin dai primi mesi dopo il sisma, perché i fatti contestati sarebbero relativi ai mesi che vanno dal settembre del 2009 fino al luglio del 2011. Il lavoro più importante riguarderebbe la messa in sicurezza di Palazzo Carli, l’ex sede del rettorato, per un valore di circa 5 milioni di euro. Tra le persone coinvolte spiccano nomi eccellenti. Uno su tutti Roberto Riga, vice sindaco della Giunta guidata da Massimo Cialente fino a poche ore fa. Riga, infatti, ha deciso di dimettersi. Inevitabile osserverà qualcuno. Probabilmente non poteva fare altrimenti anche perché il sindaco Cialente ha laconicamente commentato con un: “Mi sento tradito”. Ma tra gli ex esponenti della classe politica aquilana sono indagati anche Pierluigi Tancredi, all’epoca dei fatti consigliere comunale con l’incarico del recupero del patrimonio artistico, e Vladimiro Placidi. E oltre ai funzionari pubblici, coinvolti direttamente nel processo di ricostruzione, è indagato anche Daniele Lago ad di Steda spa.