Quella tentazione azzurra per salvare il centrodestra

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di Massimiliano Lenzi

A volte ritornano. In Italia è un refrain costante, quasi una regola di salvezza, soprattutto in politica dove chi entra se ne esce dopo quaranta, o cinquant’anni, magari intervallando i decenni con momenti di breve stop. Giancarlo Galan, in politica, ci sta da meno di mezzo secolo, questo è certo, visto che seppur liberale sin da ragazzo, ha cominciato a darci dentro nel 1993, con Forza Italia. Ed allora sarà la nostalgia, sarà la voglia di tornare al secolo scorso, sarà che il Popolo della libertà come progetto politico, tolto il carisma del suo leader, si è rivelato un fallimento (della fusione di due partiti, An e Forza Italia, oggi cosa resta?) ma Galan per uscire dall’angolo politico ha un’idea che poi è come far stare in piedi l’uovo schiacciandolo: ritornare a Forza Italia. Al sogno liberale del “meno burocrazia” e del “meno tasse per tutti”. A “l’Italia è il Paese che amo, qui ho le mie radici,..”.

Ieri mattina Galan ha visto Berlusconi a colloquio ed il vecchio Cav. dicono che un po’ tentato in queste ore lo sia. Nella sua convinzione del necessario ritorno alle origini, una sorta di sansepolcrismo – ma sarebbe più corretto dire arcorismo – forzista, il buon Galan non è solo. Con lui c’è la vecchia base liberale, quella dei primordi, convinta che sia la scelta azzeccata per ricominciare. Verdini, Capezzone, la Prestigiacomo ed altri ancora, sarebbero favorevoli. Come questo influisca o possa condizionare per cambiarla – in meglio – la difficile condizione di Silvio Berlusconi, in questa estate 2013, è impossibile dirlo, perché l’iter dei processi è indifferente alle sigle di partito, Pdl o Fi che sia. Di sicuro, però, nell’analisi dei liberali forzisti, favorevoli al ritorno al passato, una rinascita di Fi dovrebbe portarsi dietro una rigenerazione del rapporto con la base elettorale moderata, appannato da troppi anni di governo (di centrodestra) che non hanno prodotto le riforme sperate (dagli elettori del centrodestra). Da qui, quindi, dovrebbe ripartire lo slancio politico del berlusconismo. Da Forza Italia. In questo lavorio sul futuro nel Pdl un peso importante, nel caso il Cavaliere decidesse di restare il fondatore lasciando il campo ad un ricambio sostanziale, lo giocherà la leadership. L’ex Ministro Renato Brunetta, capogruppo alla Camera del Popolo della libertà, su questo ieri ha voluto dire la sua: “Non mi piacciono le dinastie, né quelle monarchiche né quelle democratiche. Se la dottoressa Marina Berlusconi vuole fare politica, e ne ha tutte le capacità, faccia pure.

Ma non penso che sia plausibile un’investitura a carattere ereditario”. Sempre ieri Marina Berlusconi ha smentito seccamente ogni ipotesi di candidatura definendole “ipotesi che non hanno alcun fondamento”. Brunetta, nello spiegare la propria contrarietà sulla figlia leader Pdl al posto del babbo aveva sottolineato: “Dimostri le capacità in politica, come ha fatto in ambito manageriale e, se vale, acquisirà ruoli, funzioni, leadership. Io amo il merito, in democrazia è tutto. Essere leader perché si è ‘nati da’ penso sia un modo di selezionare la classe dirigente un po’ obsoleto”. Persino un Pd senza -l come Walter Veltroni, avversario sconfitto dal Cavaliere alle politiche del 2008, ci ha messo becco dicendo che l’ipotesi potrebbe “nascere dall’idea di presentare un volto nuovo che al tempo stesso richiami le radici di Forza Italia”. Le radici, appunto, si torna sempre lì. Alle origini. A quello che Galan sta cercando di far passare da mesi, lo spirito del 1994. La decisione se farlo o no questo viaggio indietro nel tempo dovrebbe essere presa a breve. Certo, con il 1994 ci sono enormi differenze: la più grande è che abbiamo l’euro e non la lira. E poi i protagonisti, Cavaliere compreso, son tutti più vecchi di 20 anni. E Forza Italia, che non sarebbe più una novità assoluta. Pure la sinistra (quelli che nel discorso del 26 gennaio 1994, della discesa in campo, Berlusconi definì “gli orfani e i nostalgici del comunismo”) è cambiata. Hanno persino smesso di mangiare bambini. Tutt’al più rottamano i vecchi (politici).