Quelle bombe

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Di Angelo Perfetti

In piazza con magliette con su scritto “Anche noi cristiani”. Così in Iraq a sorpresa esplode la solidarietà dei musulmani verso i cristiani cacciati da Mosul. Nello stesso momento, nelle città arabe di Israele lo sciopero indetto per protestare contro l’escalation di violenza verso Gaza riceve un’adesione altissima, contro ogni aspettativa.

La gente, quella che subisce ogni giorno violenze e bombardamenti, non è schierata tutta con i propri leader, anzi. I fondamentalisti sono prima di tutto nelle stanze del potere, poi sul campo di battaglia, prezzolati per seminare morte e obbedire agli ordini. Ma sangue e morte hanno stancato. I video di esecuzioni provenienti dai paesi arabi e rimbalzati continuamente sui social network fanno il paio con le immagini dei bambini uccisi sulla spiaggia di Gaza. È l’orrore che alimenta sé stesso, in un perverso circolo vizioso che vede la vendetta come unica soluzione. Ma è un circuito creato ad arte, alimentato da chi gestisce il potere, con l’obiettivo di mantenerlo.

E il tentativo di papa Francesco di impedire la guerra, che sembrava naufragato, seppellito dai missili e ignorato dai vertici delle fazioni in lotta, forse potrà trovare nuova linfa dalla base, dalla gente comune. Così qualcosa inizia a cambiare. Musulmani che si avvicinano ai cristiani, israeliani che rifiutano le bombe. Anche Obama se ne è accorto, e dopo un’iniziale vicinanza a Netanyahu ha chiesto ieri un cessate il fuoco immediato a Gaza: “Non vogliamo più vedere civili uccisi”. Già, si potrebbe iniziare col non fornire più armi a chi vuole combattere. Ma questa è un’altra storia, anzi un altro business.