Quelle carceri sovraffollate piene di detenuti dimenticati

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di Nicoletta Apppignani

Dimenticato in carcere da 8 mesi per una bancarotta di tre anni fa. Di concedergli i domiciliari per il momento non se ne parla. E la gestione della sua difesa andrà discussa in una cella, approfittando dei minuti a disposizione per le visite. Il protagonista della vicenda è Marco Simeone, imprenditore e sindaco di Carloforte, comune dell’isola di San Pietro, a sud della Sardegna. L’uomo è detenuto nel carcere Buoncammino di Cagliari, lo stesso dove appena due settimane fa i detenuti hanno dato il via a uno sciopero della fame, rifiutando i pasti serviti dall’amministrazione penitenziaria, per denunciare il sovraffollamento e la situazione di estrema sofferenza vissuta nell’istituto. Una struttura nella quale, durante il 2012, sono state rinchiuse 560 persone nello stesso momento, contro i 380 posti regolamentari.

Il piano del ministro Cancellieri
Sono trascorse circa due settimane da quando la Corte europea dei diritti dell’uomo ha chiesto all’Italia di risolvere il sovraffollamento dei penitenziari. E ora il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri corre ai ripari con un piano carceri che mira a recuperare almeno 10 mila posti. In programma ci sono nuove strutture, l’obbligo di ricorrere a misure alternative come gli arresti domiciliari, e l’allungamento da 12 a 18 mesi per il residuo pena che i condannati in via definitiva potranno scontare a casa. In pratica, 6 mesi di carcere in meno per ogni detenuto. Misure da attuare urgentemente, dato che entro un anno il problema dovrà essere risolto. Una questione non facile. Infatti, secondo gli ultimi dati, i detenuti nei penitenziari italiani sono 65.891: circa 20 mila in più rispetto a quanti sarebbero realmente ospitabili, anche se l’associazione Antigone calcola un sovrannumero di oltre 30 mila unità. Di questi carcerati, 24.697 sono in attesa di giudizio. Tra loro Marco Simeone, un caso emblematico ma non isolato.

Enormi difficoltà
Nel caso del primo cittadino di Carloforte, secondo quanto riferiscono i suoi legali, non sembrerebbe esserci pericolo di inquinamento prove, né di reiterazione del reato. “Simeone è stato arrestato in conclusione delle indagini. Nello scorso ottobre già moltissimi documenti erano stati acquisiti – spiega l’avvocato Guido Manca Bitti, che insieme all’avvocato Salvatore Casula si occupa della difesa del sindaco –. “Per quanto riguarda invece la reiterazione del reato, per scongiurare ogni pericolo sarebbe sufficiente l’interdizione di Marco Simeone dall’amministrazione”. E invece per ora l’uomo resta in carcere, accusato di bancarotta della sua azienda, la Sept Italia. Un fallimento dichiarato nel 2010, per il quale tra i 15 rinviati a giudizio soltanto Simeone si trova dietro le sbarre. Una situazione, la sua, che preoccupa particolarmente i legali, che stanno incontrando notevoli difficoltà nell’organizzare la difesa del cliente durante i brevi incontri in carcere, all’interno di una cella piccolissima. Le accuse, infatti, riguardano l’attività svolta dall’azienda tra il 1996 e il 2010. Quattordici anni di lavoro all’interno di una società importante, con centinaia di dipendenti e milioni di fatturato. Impossibile, riferiscono i legali, ricordare ogni cosa perfettamente senza poter parlare con nessuno, senza poter verificare le operazioni finanziarie effettuate né gli atti. Una misura cautelare che a molti sembra particolarmente dura. Tra questi non solo i legali, ma anche i cittadini di Carloforte, che hanno espresso la loro solidarietà al sindaco con lettere e telefonate indirizzate agli avvocati. “Abbiamo già richiesto la scarcerazione di Simeone al Gup – conclude l’avvocato Manca Bitti – ma ha rigettato l’istanza”. La decisione adesso spetta alla Cassazione, il prossimo 10 luglio.

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