Quelle reticenze

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di Gaetano Pedullà

Girare attorno Palazzo Chigi miliardi di volte e trovare sempre per strada qualche banconota smarrita. Forse è così che Renzi conta di recuperare le risorse per evitare la manovra correttiva smentita seccamente anche ieri. I numeri della crisi sono però argomenti testardi. E ostentare ottimismo serve a poco. A meno che prima dei conti dello Stato si stia pensando ai conti elettorali. Ora, con le urne a due passi e i Cinque Stelle dati in forte crescita, annunciare nuove tasse non è certo la cosa più igienica. Ma a fare i reticenti si diventa sempre meno credibili. Soprattutto se i fatti mostrano chiaro come il sole due certezze: 1) la crisi è immensa tutt’attorno a noi e i soldi per agganciare presto la ripresa non ci sono; 2) Per uscire dalla crisi servono le riforme, ma per fare le riforme serve una maggioranza parlamentare in grado di votarle. Maggioranza che non c’è, qualunque cosa si continui a inventare un Presidente della Repubblica che ha la responsabilità di aver tenuto artificialmente in vita una legislatura nata male e proseguita peggio. C’era troppa paura di far vincere Grillo? Un Capo dello Stato arbitro, e non player della politica, non avrebbe dovuto fare mai di questi conti, lasciando agli elettori di decidere. Adesso così siamo dove siamo, con un Renzi animato da buone intenzioni ma costretto a navigare a vista. La scena vista ieri alla Camera è stata penosa. La maggioranza implorava le opposizioni di prestare qualche deputato per raggiungere il numero legale in aula. E alla fine è stato necessario mettere l’ennesima fiducia. Si possono fare in questo modo le riforme? Non è più tempo di prenderci in giro.