Troppe spese e troppe liti, Etihad inverte la rotta

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di Angelo Perfetti

Sono due le frasi chiave della convulsa giornata sulla presunta frenata di Etihad nel caso-Alitalia. La prima, che ha tutto il sapore del politichese, è del ministro Lupi quando afferma che “il sistema aeroportuale di Malpensa, e quello di Fiumicino, e gli aeroporti collegati, sono fondamentali e strategici e quindi un piano industriale deve vederne lo sviluppo, in particolare sulle rotte internazionali”.
Dichiarazione vaga e poco rassicurante. Tant’è che la Lega ha replicato con un secco: “Le casse sono vuote non ci sono i soldi nemmeno per gli stipendi e il carburante”. Già, il problema Alitalia, al di là delle tattiche politiche e delle dichiarazioni governative, è tutto sui conti.

I punti dolenti
Sono tre i punti essenziali sui quali si è impantanata la trattative: l’impegno delle banche a ridurre il debito di 400 milioni, la garanzia del governo sulle rotte per Linate e i collegamenti alta velocità Fiumicino-Roma, gli esuberi (circa 3mila).
L’Alitalia ha staccato in fretta e furia poco tempo fa un assegno da svariate decine di milioni di euro proprio per evitare che l’intera flotta restasse a terra per mancanza di carburante, e il problema degli esuberi è tutt’altro che superato dagli accordi sindacali su cassa integrazione e ammortizzatori vari. Etihad lo sa, e per questo prende tempo. Vuole capire fino in fondo quanto pesi veramente l’investimento da fare al netto dei vincoli sindacali e delle diatribe politiche tra Roma e Milano; e quanto margine avrà l’azionista di maggioranza relativa (se mai lo diverrà) nel determinare le scelte aziendali sul posizionamento degli hub. Qualcuno frena nella trattativa tra Alitalia e Etihad, forse Air France? “Appunto – ha detto Lupi – Forse qualcuno sta lavorando contro questo accordo, ma noi andiamo avanti”.

Le rassicurazioni
Il ministro per le infrastrutture, nel question time al Senato ha provato a calmare le acque dopo che si era diffusa la notizia – lanciata dal Messaggero – di una improvviso cambio di strategia degli arabi: “A noi risulta che è arrivata una lettera da parte di Etihad che pone alcune condizioni a cui i privati devono rispondere. Quando questa risposta ci sarà, sarà compito del governo verificare i contenuti di questi accordi, per quanto riguarda le competenze del governo a cominciare dal piano industriale e dall’occupazione. Noi non andiamo dietro alle indiscrezioni”. “Ho chiesto l’iscrizione al consiglio dei ministri, nelle prossime sedute, dell’approvazione del piano nazionale aeroporti – ha poi sottolineato Lupi -. Il principio fondamentale è uno: c’è bisogno di razionalizzare, di fare scelte strategiche, di dare regole chiare. Non modificheremo la legge, e quindi nessuno sarà penalizzato, nel senso che ci sono aeroporti di interesse nazionale che attingono alle risorse e ai finanziamenti previsti dalla legge. Passera ne indentificava 37. Noi abbiamo deciso all’interno di quei 37, senza declassare nessuno, di individuare 11 aeroporti strategici”. Il ministro ha sottolineato che bisogna avere “il coraggio di dire che in una regione non possono esistere 4-5 aeroporti che non dialogano tra loro in un’area strategica complessiva”.

Sindacati in allerta
Il sindacato è pronto a fare la propria parte per l’accordo tra Alitalia ed Etihad a condizione che ognuno faccia la propria. Lo ha detto il segretario generale della Caludio Tarlazzi in una nota. ‘’Ci dicono che la trattativa tra Alitalia ed Etihad sia nella fase finale – afferma il segretario della Uilt -, riteniamo che la sua conclusione sia fin troppo importante per la connettività del Paese con il resto del mondo. Avere una Compagnia di bandiera forte – continua Tarlazzi – sia sul piano industriale che economico, incardinata in un network che non la marginalizzi ma sappia valorizzarne le potenzialità è ineludibile per la crescita del Paese. Per l’importanza dell’operazione ognuno faccia la propria parte, noi faremo la nostra’’.