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di Gaetano Pedullà

Manca la decisione finale, ma l’orientamento ormai è chiaro. Silvio Berlusconi andrà ai servizi sociali. A 77 anni espierà così la colpa per aver evaso il fisco – come ha stabilito il processo sui diritti tv Mediaset – ma soprattutto farà felice quella metà del Paese che vuole vederlo alla gogna. Ogni vent’anni, d’altronde, questa Italia sembra aver bisogno di un suo Piazzale Loreto. Giustizialismo e vendetta politica a parte, è evidente però che questa pena non serve a niente. Fa più male al Paese che al condannato, al quale tra l’altro offre un argomento in più per dimostrare l’accanimento giudiziario subito. Mandare in un ospizio o a tagliare le aiuole un signore che ha creato aziende, che ha rappresentato l’Italia nel mondo, che è tuttora il leader di milioni di elettori, significa riconoscere che questo Paese può essere guidato da persone talmente inaffidabili da aver bisogno di essere rieducate. Ieri è stato il Cavaliere. Oggi e domani può toccare a chiunque. Chiudere una volta per tutte la partita, dare la grazia o qualunque altra via d’uscita a Berlusconi, avrebbe invece aiutato questa Italia a riportare su un piano civile lo scontro da stadio tra destra e sinistra. Una pacificazione necessaria per superare i fantasmi del passato (qui qualcuno è convinto che il muro di Berlino non sia mai caduto) e soprattutto per far maturare la nostra politica. I partiti che restano nemici – e non avversari – continueranno a battersi per prevalere gli uni sugli altri piuttosto che cercare il bene comune. Il bene dell’Italia a cui da tempo non pensa più nessuno.