Qui comincia l’avventura

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di Lapo Mazzei

Dunque qui comincia l’avventura del signor Bonaventura. Perché Matteo Renzi, che proprio ieri ha ricevuto l’incarico di formare il nuovo governo dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano, assomiglia sempre più al personaggio dei fumetti nato nel 1917 dalla fantasia di Sto (Sergio Tofano) ed apparso sulle pagine del Corriere dei Piccoli per svariati decenni fino al 1953. E proprio come il signor Bonaventura, pupazzo dalla caratteristica marsina e bombetta rossa, i larghi pantaloni bianchi ed il fedele cane bassotto al fianco, strampalato eroe di gaie avventure che lo vedevano quasi sempre squattrinato all’inizio e milionario alla fine, Renzi punta tutto sulla sua buona stella. Intanto le agenzie di rating, con Moody’s che ci ha promosso mentre Fitch ha frenato, hanno iniziato la loro campagna elettorale. Un elemento del quale Renzi non potrà non tener conto, soprattutto nella formazione del governo, che richiederà un certosino lavoro di taglia e cuci.

Obiettivo 2018
“Metterò tutto il coraggio e l’energia che ho in questo progetto”, ha affermato il segretario del Pd, dopo aver ricevuto l’incarico di formare il nuovo governo con riserva, dopo l’offerta del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. L’orizzonte è quello della fine della legislatura, quindi il 2018, e i contenuti, sui quali il segretario Pd si è soffermato più volte nel suo breve discorso alla fine dell’incontro, sono le riforme, ma soprattutto il lavoro.
Queste le scadenze del governo Renzi: “Discuteremo entro febbraio delle riforme costituzionali e elettorali da portare all’attenzione del Parlamento e subito dopo, a marzo, la questione del lavoro, nel mese di aprile poi la riforma della Pubblica amministrazione e a maggio il fisco”. Dati i titoli dei temi da sviluppare Renzi squaderna le pagine della partita politica. E siccome questo capitolo è più complesso il segretario Pd ha deciso di prendersi qualche giorno in più per discutere con gli altri schieramenti politici: “L’orizzonte di legislatura che ci poniamo necessita di qualche giorno in più per sciogliere la riserva”.

Braccio di ferro
Ovviamente non parla di posti e poltrone, ma è chiaro a tutti che il braccio di ferro con Angelino Alfano riguarda il peso che dovrà avere il Nuovo centrodestra all’interno dell’esecutivo. Renzi punta al minimo, il leader di Ncd al massimo. Chissà quale sarà la sintesi perfetta. Intanto sullo sfondo rimane la partita delle poltrone pubbliche in scadenza. Dall’Eni all’Enel, a Finmeccanica fino a Poste. Molto dipenderà anche da chi sarà il ministro dell’Economia, visto che è il Tesoro formalmente l’azionista delle principali aziende pubbliche. Nei giorni scorsi il leader del Pd ha aperto i canali diplomatici per contattare il numero uno del gigante telefonico britannico Vodafone, l’italiano Vittorio Colao che avrebbe detto no alla poltrona dell’Eni. E sarebbe stata proprio questa delicata partita la ragione dello scontro di potere con Enrico Letta, culminato nella crisi extraparlamentare che ha portato Renzi a Palazzo Chigi. Sempre che la riserva venga sciolta…