Nel M5S si cerca l’intesa sul Quirinale. Conte chiama in campo i pontieri. L’obiettivo è arrivare coesi su un solo candidato. Intanto i fuoriusciti propongono una rosa di 13 nomi

L'obiettivo è arrivare coesi su un solo candidato. Intanto i fuoriusciti dal M5S votano on line una rosa di 13 nomi.

Che il M5S arrivi a poche ore da una riunione e poi decida di rinviarla, non è cosa nuova. È già capitato varie volte in passato, specie da quando la presidenza è in mano a Giuseppe Conte. Segno, evidentemente, che i malumori serpeggiano da tempo. E questa, secondo molti, è anche la ragione per cui la tanto attesa riunione congiunta con senatori e deputati, prevista per ieri, alla fine è stata rinviata ad oggi. “Problemi organizzativi”, fanno sapere dallo staff.

CONFERENZA STAMPA DI GIUSEPPE CONTE

Qualcuno però tra gli eletti avanza altre ipotesi: “Conte giustamente vuole proare a placare gli animi di modo che si arrivi al giorno della votazione uniti e coesi e con un solo nome da proporre”. Cosa che, a quanto pare, al momento non c’è. L’assemblea dei deputati M5s tenutasi due gironi fa e rigorosamente su Zoom, è stata solo l’anticipazione della riunione congiunta che si sarebbe dovuta tenere ieri. Resta però importante per tastare gli umori e annusare il clima in vista del sempre più imminente voto per il Colle. La musica è la stessa di quella già respirata al Senato.

L’appello dei parlamentari più vicini al presidente M5S è chiaro: ora più che mai è necessario “dare pieno mandato a Giuseppe Conte” nella trattativa con gli altri partiti per individuare il candidato ideale per il Quirinale. Una richiesta che l’ex premier ha già fatto personalmente la settimana scorsa (leggi l’articolo), proprio dopo che i senatori hanno fatto un passo in avanti chiedendo invece che ci si schierasse per un Mattarella-bis, costringendo i vertici a prendere posizione.

“Il M5S – ha detto questa mattina Conte – sta lavorando nell’interesse dei cittadini e ancor più adesso continuerà a farlo. Anche perché non abbiamo bandierine di partito da piantare, abbiamo da piantare la bandiera dell’Italia intera: quindi stiamo lavorando per trovare una soluzione che sia il più ampiamente possibile condivisa nell’interesse di tutti i cittadini affinché la stragrande maggioranza dei cittadini possa sentirsi coinvolta e orgogliosa da questa decisione”.

LE POSIZIONI. Tra i pentastellati, però, nessuno parli di spaccatura. C’è chi ritiene che è normale “dialettica democratica”, chi – i contiani – invece tende a minimizzare ritenendo che parliamo di un piccolo gruppo di eletti. Quel che è certo, però, è che ci sono due linee di pensiero contrastanti le quali inevitabilmente rischiano di indebolire la posizione di Conte nella trattativa con gli altri partiti di centrosinistra per arrivare a un nome unico e condiviso.

MEDIATORI IN CAMPO. Proprio per questa ragione già sabato scorso durante la riunione dedicata al dossier Quirinale è stato deciso di ampliare la rosa dei partecipanti. Oltre a presidente e vice, oltre ai ministri, ai capigruppo e ai loro vice, si è deciso di inglobare nel gruppo anche i responsabili dei quattro comitati “centrali”, ossia quelli con diritto di presenza nella segreteria. Ai summit sul Colle, quindi, partecipano anche Chiara Appendino, Alfonso Bonafede, Gianluca Perilli e Fabio Massimo Castaldo. E sono proprio loro adesso chiamati a mediare con i fronti opposti e a dover convincere che l’unica strada saggia è quella di dare carta bianca a Conte nella trattativa con gli altri partiti.

La paura di molti è che alla fine, nella legittima contrattazione tra le forze politiche, possa prevalere l’idea di Mario Draghi al Quirinale, cosa che vorrebbe dire elezioni anticipate. Un’ipotesi che, sebbene allo stesso Conte non dispiaccia, è malvista dagli stessi parlamentari pentastellati. Durante tutta la notte sono continuate comunicazioni di ogni tipo e continueranno anche stamattina. “Non si andrà però più tardi delle 18,00 di oggi”, assicurano varie fonti interne. Anche perché se un rinvio è giustificabile con motivi organizzativi e impegni imprevisti, un secondo rinvio sarebbe difficilmente spiegabile anche agli attivisti. Che per ora stanno a guardare.

E sono una cinquantina i parlamentari, per lo più fuoriusciti o espulsi dal M5S per non aver votato la fiducia a Draghi, invitati a votare on line per una rosa di 13 nomi per scegliere un candidato unitario per il Colle. La votazione è iniziata questa mattina e si chiuderà entro domani: i parlamentari sono chiamati ad esprimere un ordine di preferenze: dal primo al 13esimo. La lista comprende i nomi di Giorgio Agamben, Alessandro Barbero, Lorenza Carlassarre, Fabiola Gianotti, Piercamillo Davigo, Nino Di Matteo, Anna Falcone, Nicola Gratteri,Paolo Maddalena, Ugo Mattei, Giorgio Parisi, Chiara Saraceno, Gustavo Zagrebelsky.

Pubblicato il - Aggiornato il alle 16:01
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