Quirinale, si trama in silenzio. A una settimana dalle dimissioni di Napolitano tutto tace. Renzi apre al tecnico

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Sostiene Matteo Orfini, presidente del Pd, che “sarebbe opportuno non gettare nomi nel tritacarne mediatico”. A scatenare la reazione dell’esponente Dem sono state le parole di Pier Luigi Bersani secondo cui per il Quirinale bisognerebbe ripartire dalla candidatura di Romano Prodi. Stranezze del Pd dove si dice e ci si contraddice nell’arco di poche ore. Il che, ovviamente, sta lì a dimostrare come il tema della successione a Re Giorgio sia tutt’altro che secondario. Anzi, il silenzio forzato di queste ore è l’evidente prova che le diplomazie di Pd e Forza Italia sono alacremente all’opera. Tant’è che Rosy Bindi ha sentito la necessità di ricordare a tutti che quella dei 101 “è una ferita che il presidente Napolitano ha ampiamente medicato ma che resta ancora aperta”. Secondo la deputata Pd, prima della partita del Quirinale e prima che si voti sulle riforme, serve “un chiarimento” sulla delega fiscale. “Sarebbe auspicabile, anzi ne faccio esplicita richiesta”, spiega Bindi ai cronisti.

PIER IN GUERRA
Conviene però fare un passo indietro. La bomba per far saltare il patto del Nazareno ha le eterne sembianze di Romano Prodi. E ha la mano di Pier Luigi Bersani. Ospite dell’Aria che tira su La7, l’ex segretario del Pd indica l’alternativa al Patto del Nazareno: “Romano Prodi candidato per il Colle? Non voglio fare nomi, ma io sono quello lì”. E non è un caso che Bersani scelga proprio il giorno successivo all’assemblea del Pd per il grande ritorno mediatico. La rivendicazione quasi orgogliosa della “manina” e la difesa della “salva-Silvio” da parte del premier sono suonate come un inno all’inciucio. Quanto basta per uscire dal cono d’ombra e tornare in sella. Anche perché quello di Bersani è uno dei nomi possibili per le corsa al Colle.

PARTITE APERTE
Matteo Renzi, intanto, continua però a mostrarsi fiducioso. Ieri è iniziato il mese certamente più rovente per il suo governo e per la legislatura, quello in cui il varo della riforma elettorale si incrocia con la nomina del successore di Giorgio Napolitano, e si vedrà subito se l’ottimismo è giustificato. Renzi riuscirà a portarla a casa entro metà febbraio? Dovrà fare altre concessioni alla minoranza del partito oppure ne fare a meno? Altri temi da svolgere nelle prossime ore. Per il Colle invece Renzi procede a fari spenti: “Politico o tecnico? Uomo e donna? Il toto-Quirinale è un giochetto per addetti ai lavori, io dico solo che sarà un’ottima scelta”.

LA TROVATA
E mentre i tanti papabili si fanno intervistare, si bruciano o manovrano nell’ombra, a Palazzo Chigi sta maturando un’altra strategia, quella, come spiegano alla Camera, di “puntare su una rosa nostra”. Cioè, prima di cercare un’intesa con il Cavaliere, il presidente del Consiglio dovrebbe trovarla all’interno del suo partito per non restare poi esposto ai franchi tiratori. Più che una rosa una rosetta, tre nomi sicuri, “di alto profilo”, anche un tecnico. Ovviamente digeribili senza troppi mal di pancia da Forza Italia. Anche personaggi esterni, senza la tessera Pd.

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