Promessa mantenuta. La Raggi chiude un altro campo rom. È il quarto. Sgomberata anche La Monachina. Mai nessuno ha fatto tanto a Roma

rom Raggi
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Si parla spesso di superare i campi rom ma solo la sindaca Virginia Raggi sta riuscendo a tramutare quello che è stato uno slogan elettorale, tanto caro al centrodestra, in azioni concrete. Con lo sgombero dell’insediamento de La Monachina (qui il video), il quarto a chiudere dall’avvento dell’amministrazione grillina della Capitale, prosegue “il percorso virtuoso” della sindaca per superare il sistema dei campi rom.

Installazioni che non sono di certo nate con la prima cittadina grillina ma che sono un fardello derivato dalle precedenti amministrazioni, rigorosamente bipartisan, che, stando ai dati dell’Associazione 21 luglio che segue l’evoluzione del fenomeno, hanno visto nascere ben dieci campi rom durante la giunta di Francesco Rutelli, cinque all’epoca di Walter Veltroni e una con Gianni Alemanno. Insomma problemi che vanno avanti da tempo immemore ma che nessuno, oltre che a parole, sembra aver mai preso di petto come, invece, accaduto nell’epoca del Campidoglio a 5 Stelle che, senza aprirne di nuovi, ne ha chiusi ben quattro.

Per questo i senatori, i deputati e gli europarlamentari eletti a Roma per M5S, sottolineano come c’è stato “un netto cambio di passo rispetto al passato, quando sotto le amministrazioni di destra e di sinistra il sistema degli insediamenti veniva alimentato e foraggiato” talvolta “alimentando un sistema criminale che ha favorito la ghettizzazione e drenato risorse pubbliche in favore di pochi”. L’esatto opposto di quanto accade grazie al progetto della sindaca Raggi “che fa dell’inclusione, della legalità e della tutela dei diritti, i propri assi portanti”. Sperperi di denaro pubblico che la stessa prima cittadina, con un post su Twitter, vengono quantificati in “milioni di euro ogni anno” che invece di risolvere il problema finiscono per “creare ulteriori disagi per i cittadini”.

POLEMICHE INVEROSIMILI. Basterebbe questo per capire l’importanza di questo ennesimo blitz con cui è stata restituita all’Anas l’area e che verrà presto sottoposta a bonifica per smaltire “le ingenti quantità di rifiuti illecitamente sversati” come ha riferito Marco Milani, segretario del Sindacato unitario lavoratori di Polizia locale. Eppure c’è chi non si arrende e lancia accuse nei confronti della sindaca. Tra i più critici c’è la Lega di Matteo Salvini con il consigliere capitolino Davide Bordoni che parla di “interventi-spot contro i campi nomadi”, sottolineando come l’intervento a La Monachina “arriva con grande ritardo” e che la Raggi ha fatto “flop su tutta la linea”.

Parole che sembrano scontrarsi coi fatti che mostrano come la sindaca, pur tra mille polemiche, è riuscita davvero a mettere in campo un piano per il superamento dei campi rom che funziona e sta permettendo anche il reinserimento dei nomadi nel tessuto sociale della città. Ancor più duro Maurizio Politi, capogruppo della Lega in Assemblea capitolina, che insiste sul sgombero come “un mero spot pubblicitario” sottolineando che “la sindaca si sveglia e chiude un campo nomadi per gettare fumo negli occhi ai cittadini”. Peccato che a smentirlo ci sono le chiusure degli altri tre campi, avvenuti nei mesi scorsi, e quindi in periodi ben distanti da quelli della campagna elettorale. A rispondere al Carroccio è il vicesindaco Pietro Calabrese che segnalando che “la Sindaca ha mantenuto la promessa” e sottolineando che “la destra ha aperto i campi mentre noi li chiudiamo”.