La Raggi sprona i 5 Stelle, è tempo di una donna al Colle. Ideale un profilo tipo quello della Carlassare, una giurista super partes che garantirebbe tutti

VIRGINIA RAGGI
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Per la successione a Sergio Mattarella alla guida del Quirinale il Movimento 5 stelle pare avere le idee molto chiare: si starebbe infatti ragionando sulla possibilità di proporre una figura proveniente dalla società civile, una donna. Dopo le parole nei giorni scorsi di Giuseppe Conte, a ribadirlo è stata l’ex sindaca di Roma, Virginia Raggi, oggi componente del Comitato di garanzia del M5s, in un’intervista all’Agenzia Nova. “In questi giorni, come sempre prima di un’elezione di un presidente della Repubblica, si dice di tutto, escono nomi che poi vengono bruciati – ha detto Raggi – Abbiamo assistito a tante elezioni e sappiamo che il processo è costellato di voci. Ritengo interessante, e di questo ho già parlato con il presidente del M5s, Giuseppe Conte, con Luigi Di Maio e Roberto Fico, provare a guardare anche fuori dal perimetro politico, vista la situazione di stallo che mi sembra si stia creando. Credo si possa iniziare a valutare una personalità della società civile, magari anche una donna – ha sottolineato Raggi-. La convergenza necessaria per l’elezione di un presidente della Repubblica deve superare anche degli steccati ideologici e, quindi non è detto che quello politico sia l’unico perimetro in cui andare a cercare”. Rispetto a una rosa di nomi, la Raggi non si è sbilanciata, pur riconoscendo che “c’è qualcosa che circola”, però “bisogna approfondire e fare una serie di valutazioni con tutte le altre forze politiche”.

VOCI DI CORRIDOIO
A quanto pare, dunque, nomi già circolano ma ancora sono coperti per evitare che qualcuno possa bruciarli. Non è un mistero che il Movimento vorrebbe candidare Liliana Segre, ma secondo quanto si mormora è difficile sia effettivamente un nome spendibile anche per il Pd per una questione meramente anagrafica. È dunque plausibile che possa essere il nome da avanzare in un primo momento, pur sapendo che avrà poche possibilità. Si mormora, invece, come nome che potrebbe accomunare i desiderata anche di Pd e Leu, quello di Lorenza Carlassare: giurista, costituzionalista e accademica italiana, professoressa emerita di diritto costituzionale all’Università degli Studi di Padova. In realtà non c’è molta differenza con la Segre (un solo anno), ma il suo nome è visto come meno “politico” rispetto appunto a quello della Segre. E dunque più condivisibile. Gli eventuali ostacoli però non sarebbero pochi, considerando che candidare la Carlassare significherebbe rompere definitivamente con Matteo Renzi considerando che la professoressa emerita è stata una delle prime a criticare aspramente l’allora riforma costituzionale firmata Maria Elena Boschi.

L’UNICA COSA CERTA
La partita, per ora, resta ovviamente apertissima. Anche perché al di là dei nomi regna sovrana l’incertezza. L’unica cosa chiara è che il Movimento non appoggerà mai un nome come quello di Silvio Berlusconi. A dirlo chiaramente è stato Mario Perantoni, presidente della commissione Giustizia della Camera, deputato M5S: “È inutile che si parli di consenso largo per il Quirinale se la destra continua a tirare in ballo Berlusconi. Il nostro è un vero e proprio veto sul suo nome e su tutto ciò che rappresenta. È improponibile”. Una posizione chiara che, nel gioco delle parti, polarizzerà lo scontro prima che le varie forze politiche non decidano di sedersi attorno a un tavolo per capire quale possa essere un nome che raccolga vasto consenso. E a quel punto potrebbe rispuntare anche il nome di Mario Draghi.