Rivoluzione in Rai, via libera alle direzioni di genere. La produzione espropriata alle Reti che cureranno solo la messa in onda

Rivoluzione in vista a Viale Mazzini. Il CdA della Rai ha dato il via libera al modello per generi, destinato a cambiare l’organizzazione della tv pubblica.

Rivoluzione in vista a Viale Mazzini. Il CdA della Rai ha dato il via libera al modello per generi, destinato a cambiare l’organizzazione della tv pubblica, con il passaggio della centralità nella produzione dalle reti alle direzioni che cureranno i diversi settori dell’offerta. Un progetto messo a punto nella passata gestione e rilanciato dall’amministratore delegato Carlo Fuortes (nella foto) con alcune modifiche.

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Dieci le aree di intervento previste, con l’aggiunta dello Sport, che comprenderà anche la testata, e di Rai Play, che acquisterà una propria autonomia produttiva. Le direzioni di genere dovranno produrre contenuti per i canali Rai Uno, Due e Tre, per la piattaforma digitale Rai Play e per i canali specializzati, declinandoli in base ai diversi pubblici e ai profili editoriali dei canali e piattaforme digitali.

Le nomine ad alcune direzioni erano già state formalizzate nel gennaio del 2020, con Stefano Coletta all’Intrattenimento prime time, Franco Di Mare all’Intrattenimento day time, Luca Milano alla direzione Ragazzi, Silvia Calandrelli alla direzione Cultura, Ludovico Di Meo alla direzione Cinema, Duilio Giammaria alla direzione Documentari. Maria Pia Ammirati è inoltre alla guida della Fiction e Elena Capparelli di Rai Play.

Restano da assegnare le direzioni Approfondimento e Sport, che è tra le quattro testate, insieme a Tg1, Tg2 e Tgr, che hanno il vertice in scadenza. “Il modello organizzativo per generi costituisce – specificano da Viale Mazzini – un punto di ripartenza ineludibile”.

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