“La figura peggiore di sempre di Raisport”. Non lascia spazio a fraintendimenti il nuovo comunicato del Cdr di RaiSport con il quale ieri i giornalisti della testata sportiva hanno annunciato il ritiro delle firme fino alla fine dei Giochi di Milano Cortina, accompagnato da un pacchetto di tre giorni di sciopero che arriveranno al termine delle Olimpiadi.
Da RaiNews a RaiSport il risultato non cambia: giornalisti in rivolta contro Petrecca
Oggetto delle ire dei giornalisti di RaiSport (come lo era stato dei colleghi di RaiNews in precedenza) è sempre lui: il meloniano direttore Paolo Petrecca. Quello delle gaffes in successione durante il commento della cerimonia di apertura delle Olimpiadi: “Buonasera dallo stadio olimpico…”, ma era San Siro; quello che ha scambiato Matilda de Angelis per Mariah Carey e la presidente del Cio Kirsty Coventry per la figlia di Sergio Mattarella; quello che non ha riconosciuto il capitano della nazionale italiana di pallavolo maschile, bi-campione del mondo, Simone Giannelli né i sei pallavolisti tedofori, tranne Paola Egonu; quello che è riuscito a non pronunciare il nome del cantante Ghali, mentre Ghali sosteneva tre minuti tre di performance.
Ma, soprattutto, quello che si era auto imposto come conduttore (in sostituzione di Auro Bulbarelli, messo da parte, dopo aver spoilerato il video con Mattarella) e che dovrebbe – ma a questo punto il condizionale è d’obbligo – condurre anche la cerimonia di chiusura del 27 febbraio a Verona…
“Ritiriamo la firma”
Più che comprensibile quindi l’ira di chi invece di sport ne sa… “Ritiriamo la nostra firma da servizi, collegamenti e telecronache – si legge nella nota del Cdr di RaiSport – in attesa che l’azienda prenda finalmente coscienza del danno che il direttore di RaiSport ha recato nell’ordine: ai telespettatori che pagano il canone, alla Rai come azienda e a tutta la redazione di RaiSport che sta lavorando come sempre con passione in questo grande evento”.
“Non è una questione politica”
“Care colleghe, cari colleghi, da tre giorni siamo tutti in imbarazzo, nessuno escluso e non per colpa nostra”, si legge ancora nel comunicato, “È tempo di far sentire la nostra voce perché siamo di fronte alla figura peggiore di sempre di RaiSport all’interno di uno degli eventi più attesi di sempre, l’Olimpiade invernale di Milano-Cortina”. “Questa non è una questione politica, come qualcuno vorrebbe far credere, ma è una questione di rispetto e di dignità per il servizio pubblico”.
Già la politica, quella che aveva fatto promuovere Petrecca da RaiNews, dove era stato sfiduciato a marzo scorso, dopo il titolo “Assoluzione per Delmastro”, basato erroneamente sulla richiesta del Pm, mentre il Tribunale di Roma condannava a 8 mesi il sottosegretario alla Giustizia per il caso Cospito (di FdI). E che aveva fatto “guadagnare” alla Rai una condanna per comportamento antisindacale.
A rapporto dall’Ad Rai, Rossi. Cerimonia di chiusura a rischio
Dopo tre giorni di imbarazzato/imbarazzante silenzio, il direttore meloniano di RaiSport è stato chiamato a rapporto dall’altrettanto meloniano Ad Rai, Giampaolo Rossi. Atteso a Cortina per un po’ di svago con la famiglia (dopo le fatiche milanesi), Petrecca si è invece diretto a Roma. E, se la cerimonia di chiusura del 22 febbraio sembra ormai una chimera, per Petrecca l’aria sembra così rovente che nemmeno il potentissimo scudo della premier sembra possa proteggerlo da ben più gravi rovesci.
Durante l’incontro romano è stata “richiesta una assunzione di responsabilità al direttore e nello stesso tempo c’è l’apertura dell’azienda alle istanze della redazione”.”L’Ad Rossi è aperto a un confronto sindacale serio, importante con la redazione – si aggiunge – che non sia una strumentalizzazione verso Petrecca, ma con l’intenzione di capire quali sono i problemi reale del lavoro della redazione”.
Fnsi all’attacco di Petrecca e Rossi
Una formula oscura, come sottolinea il segretario Fnsi, Vittorio di Trapani: “Non so se la richiesta al direttore di RaiSport da parte dell’Ad di ‘assunzione di responsabilità’ voglia dire ‘o ti dimetti subito dopo lo spegnimento della fiamma olimpica, o ti rimuovo io’. Ma so che questa storia non può finire così”. Ma Di Trapani va oltre, arrivando a chiedere le dimissioni di Rossi: “l’assunzione di responsabilità deve arrivare dall’Ad Rai, ovvero da colui che ha scelto consapevolmente e ostinatamente l’attuale direttore di RaiSport”.
Altrettanto pesante la risposta giunta in serata dal Cdr di RaiSport e Usigrai: “Se la premessa è l’invito alla rappresentanza sindacale ad evitare strumentalizzazioni o personalismi, vuol dire che il vertice Rai continua a non volersi assumere la responsabilità di quanto sta succedendo dopo la disastrosa telecronaca della cerimonia”. “Se per i vertici aziendali questa sarebbe ‘apertura al confronto’, dopo un comportamento antisindacale e un silenzio assordante che va avanti da venerdi’, vuol dire che non hanno capito quello che sta vivendo una redazione impegnata 24 ore su 24 a offrire un racconto completo e professionale di queste Olimpiadi, da vero Servizio Pubblico, mentre da ogni parte continuano a piovere critiche su quanto e’ accaduto sotto gli occhi del mondo”.
Lo stanno abbandonando
Intanto iniziano le prime prese di distanza, come quella del ministro dello Sport, Andrea Abodi, che interrogato sulle eventuali dimissioni del direttore, ha risposto: “Credo che sia la Rai stessa che debba fare le sue valutazioni, ognuno esprime la sua opinione. Ci sono stati passaggi migliorabili, diciamo così, ma non voglio andare oltre perché il tema è delicato e certamente non verrà trascurato”. Non certo un bel segnale per il direttore…
Usigrai all’attacco per il comunicato silenziato da Viale Mazzini
E non si placano neanche le polemiche per il comunicato dell’Usigrai con il quale il sindacato chiedeva ai vertici dell’azienda di assumersi la proprie responsabilità, censurato dall’azienda. “Il danno che è derivato da quella sciagurata auto-assegnazione (della telecronaca, ndr) è un danno per tutti: per la testata sportiva, per tutti i professionisti che lavorano in Rai e che credono ancora nel servizio pubblico e non da ultimo per i telespettatori. La scelta poi dell’azienda di non trasmettere il comunicato Usigrai in merito a questa vicenda è un preoccupante segnale di censura oltre che dell’incapacità di confronto e della gestione del dissenso, indispensabili a evitare che futuri simili errori possano ripetersi”.