Rave party con assembramento e rissa in Darsena. Dopo i negazionisti spuntano i perdonisti. Toti assolve la festa illegale dei giovani milanesi

GIOVANNI TOTI
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I fatti sono noti. Sabato scorso a Milano, zone Darsena, c’è stato un rave party illegale con centinaia di ragazzi senza mascherina e rissa finale di ubriachi che “festeggiavano” l’addio alla zona gialla e il rientro in zona arancione il lunedì prossimo. Le immagini trasmesse hanno destato indignazione e spiegano anche perché il virus galoppi con tanta velocità non solo nel nostro Paese, ma nel mondo.

Fintanto che ci saranno gruppi di sciagurati che si comportano in questo modo criminale, incuranti delle conseguenze per sé stessi e gli altri, i vaccini saranno poco utili. E questo è accaduto, giova ricordarlo, in una regione, la Lombardia, che è saldamente in testa per numero di nuovi contagiati, dopo essere stata l’epicentro dell’epidemia che ha infettato l’intero l’Occidente. Insomma un po’ la Cina d’Italia. Subito dopo questi fatti gravissimi, emblema dell’inciviltà, sono partiti i “giovanisti”.

Ieri il governatore della Liguria Giovanni Toti se ne è uscito con un’altra delle sue: “ai giovani è stato tolto tutto, esasperati per la loro vita sociale” e poi, non contento, ha insistito: “Ai giovani sono stati tolti il calcetto, il cinema, la birra con amici”. E dunque l’onda di zombie che solcava la nebbia della Darsena è dovuta alla mancanza esiziale di “calcetto e birra” (al cinema intanto questi tipi non ci vanno). Poco importa i sacrifici che stanno facendo gli altri in tutto il mondo, “loro” si devono divertire a tutti i costi.

Intanto non si capisce perché la Polizia non sia intervenuta ben più duramente per disperdere a manganellate questo pericolo pubblico. Come fa poi infatti lo Stato a richiedere sacrifici immensi ai cittadini quando tollera che un gruppo di esagitati renda inutile tutto, in un paio di ore. E nei talk show, girano i “perdonisti” della “birra e calcetto” che dovrebbero essere loro arrestati quantomeno per istigazione a delinquere. Con la pandemia non si scherza e ci vogliono messaggi coerenti. Ha fatto bene il premier Draghi a richiedere un portavoce unico del Comitato tecnico scientifico, ma occorrerebbe anche limitare le comparsate in Tv di chi, con ruolo istituzionale, spara corbellerie destabilizzanti da mesi.

Ma torniamo ai cosiddetti “ragazzi”. Qualche politico, dopo essersi provvidenzialmente informato sull’età, ha cominciato a blandirli per cuccargli il voto. È il caso di Toti e di altri governatori permissivisti di centrodestra. Ma al di là di questi squallidi calcoli elettorali c’è da fare un discorso antropologico sui gruppi di teppisti anarcoidi, perché questo sono, che infestano il Paese non meno del Covid. I ragazzi devono fare la loro parte nella battaglia contro la pandemia e non remare contro.

Molti di loro già votano e quindi sono abbastanza maturi per capire che questi comportamenti di massa sono criminali e non servono dotte elucubrazioni sociologiche d’accatto per giustificarli. Draghi faccia la massima attenzione a fenomeni come quelli avvenuti a Milano, altrimenti il piano vaccinale e gli sforzi fatti in tutti questi mesi andranno a pallino per colpa di deficienti organizzati sui social.