Ravetto: “Renzi è troppo timido”

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di Vittorio Pezzuto

Laura Ravetto si fida della forza di persuasione di Matteo Renzi e si dice convinta che, nonostante le loro divisioni interne, i suoi gruppi parlamentari lo seguiranno comunque sulla strada delle riforme. «Il programma con il quale si è fatto eleggere segretario del Pd era chiarissimo e contemplava già la riforma del Senato e del Titolo V della Costituzione» spiega la deputata di Forza Italia. «Detto questo, sono però rimasta sorpresa nel constatare che per lui restiamo decisivi non solo per comporre la maggioranza necessaria per le modifiche costituzionali ma anche per questioni tutto sommato molto più semplici come la riforma della legge elettorale. Senza Forza Italia Renzi andava a sbattere. Presumo quindi che dovremo dargli una mano anche sul Jobs Act. A una condizione precisa».
Quale?
«Dal premier dobbiamo pretendere più coraggio riformista, aiutandolo a superare la debolezza di alcune sue posizioni. Ad esempio non posso dirmi soddisfatta dell’eliminazione delle Province, semplicemente perché si è decisa soltanto una loro sostituzione. E non vorrei che ora accadesse lo stesso col Senato. Rimpiazzare degli eletti con dei Sindaci farà risparmiare qualcosina in termini di indennità ma non andrà a incidere sui rimborsi spese e soprattutto sui costi della struttura. E allora facciamola fino in fondo questa riforma: aboliamo tout court il Senato!»
Sarà pure, ma intanto la maggioranza si rifiuta di calendarizzare a palazzo Madama l’approvazione dell’Italicum.
«Una scelta grave. Innanzitutto nei confronti del Paese, al quale il premier aveva promesso la riforma elettorale addirittura entro la fine di febbraio. E poi per quanto riguarda gli accordi a suo tempo sottoscritti con Silvio Berlusconi. Per Renzi si tratta inoltre di un autogol».
In che senso?
«Si considera il sindaco d’Italia e come tale si comporta nei confronti dei suoi gruppi parlamentari, minacciandoli di un immediato ritorno alle urne qualora non dovessero assecondare il suo programma. Bene. Ma allora come pensa di far valere questa sua legittima minaccia se non si dota nel frattempo dell’arma di una legge elettorale praticabile?».
Il Pd però non si fida di voi. Pensa che siate interessati soltanto all’Italicum, alle elezioni anticipate.
«Guardi, potrei rispondere che il Pd che la rallenta lo fa per garantirsi la poltrona per i prossimi anni, che faccia le riforme oppure no… Perché la crisi economica non aspetta e il governo deve risolvere finalmente due questioni fondamentali: la riduzione delle tasse alle imprese e del tasso di disoccupazione. Su questi temi spero che Renzi sarà sempre dalla nostra parte. Spero che l’incontro con Cameron gli sia servito innanzitutto a comprendere la difficoltà di un raffronto tra la nostra situazione e quella britannica. Loro non stanno in Europa alle nostre stesse condizioni, hanno ormai metabolizzato una drastica riforma della Pubblica amministrazione e soprattutto hanno abbassato di 8 punti percentuali la tassazione delle loro imprese (che ormai hanno un carico fiscale più leggero di 11 punti rispetto alle concorrenti italiane). Secondo lei, a queste condizioni, un fondo d’investimento va da noi oppure Oltremanica?
Cosa proporrete in campagna elettorale?
«Non saremo né degli eurobigotti né dei pasdaran antieuro. Resteremo coerentemente eurocritici: vogliamo un’Italia che non sia germanizzata e un euro che non sia il marco tedesco. Vogliamo un’Europa che tenga conto delle istanze sociali. Non soltanto rigorista, quindi, ma anche solidale».
E se poi arriverete terzi dietro al Pd e al M5S?
«La scelta spetterà agli elettori. In ogni caso rimarremmo una forza politica consistente e decisiva. Lo stesso non credo si possa dire per altri… Fossi in Renzi mi preoccuperei se i due suoi principali alleati (Scelta Civica e il Nuovo centrodestra) non dovessero superare lo sbarramento del 4%. Significherebbe che sta governando insieme a partiti che non hanno alcuna reale rappresentatività in Europa».