Re Giorgio convoca il suo primo ministro

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dalla Redazione

Matteo Renzi ha lasciato il Quirinale, dove si era recato per un colloquio col Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ha dribblato fotografi e telecamere che aspettavano la sua uscita dal portone principale, ed è tornato a piedi a Palazzo Chigi. Il premier è stato a più riprese circondato dai cittadini che gli hanno chiesto selfie e strette di mano. Molti gli incoraggiamenti ad andare avanti da parte dei numerosi turisti e pellegrini che in questi giorni affollano Roma. “Ora rientro se no non si lavora più”, ha salutato il premier.

L’incontro, spiegano alcune fonti, tra il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il premier rientra nella normale dialettica parlamentare, è vero che il destino delle riforme attraversa un momento delicatissimo. E, dopo aver visto ieri Anna Finocchiaro, il Capo dello Stato vuole capire come rilanciare il cammino al netto dei toni da campagna elettorale. Renzi, però, non mette in conto, almeno ufficialmente, una moratoria del capitolo riforme in campagna elettorale, uno slittamento che consentirebbe di riprendere in mano il dossier dopo le elezioni.

Per questo, al netto delle oscillazioni di Forza Italia, il primo obiettivo del presidente del Consiglio è mettere in sicurezza il Senato delle Autonomie dentro il Pd. Con una full immersion di incontri a partire da lunedì, quando Renzi vedrà sia Finocchiaro sia Luigi Zanda per poi affrontare personalmente i senatori e capire se ci può essere una mediazione in vista della presentazione mercoledì del testo base in commissione. «C’è chi vuole solo visibilità ma dialoghiamo per capire se alcune proposte possano essere accolte senza stravolgere la riforma», è la linea che il premier dà ai suoi. Se, quindi, è considerato irricevibile il ddl Chiti, un punto di caduta, che viene incontro sia alla minoranza sia a Ncd, potrebbe essere, a quanto si apprende, la proposta del lettiano Francesco Russo che chiede di individuare i futuri senatori contestualmente ai consiglieri regionali all’interno dei consigli regionali.

In parallelo si lavora su Forza Italia. E la strategia del governo unisce la minaccia alla mano tesa. «Sulle riforme possiamo andare avanti da soli, sta a Berlusconi decidere», è un’ipotesi anche se Renzi vorrebbe tenere fede all’impegno di non fare riforme a maggioranza. Più che una minaccia, è invece una soluzione, sia per risolvere le divisioni interne sia in chiave esterna, quella indicata da alcuni renziani di far calare il sipario e andare alle elezioni. «Noi siamo pronti e non abbiamo paura», sostiene oggi il vicesegretario Pd Debora Serracchiani, ipotizzando le urne con l’Italicum. Ma il voto anticipato, alla vigilia della presidenza italiana del semestre, non è nell’orizzonte del Quirinale. E, per ora, neppure di Matteo Renzi determinato a dimostrare che lui tenterà fino in fondo di portare a casa le riforme.