Re Giorgio degli highlander. A 90 anni suonati Napolitano è ancora lì a fare il Presidente ombra

di Maurizio Grosso
Politica

Se proprio si dovesse individuare in Italia il re degli intramontabili, ossia di coloro che dopo decenni e decenni al potere non ci pensano proprio a defilarsi, un profilo che si presta all’inquadramento sarebbe quello di Giorgio Napolitano. Inutile girarci intorno. è passato quasi un anno e mezzo dalla sua uscita dal Quirinale, a seguito dell’elezione di Sergio Mattarella, ma l’impressione è che nonostante i suoi quasi 91 anni Re Giorgio continui a fare il Presidente della repubblica. Soprattutto, c’è da dire, impegnandosi sul fronte del sì al referendum costituzionale, scoglio di non poco conto che il governo di Matteo Renzi dovrà affrontare a ottobre. Quello stesso Governo che Napolitano ha molto contribuito  a lanciare nel 2014 (come del resto quelli di Monti e Letta in precedenza). L’ultimo intervento in ordine di tempo a favore della riforma Boschi, in particolare, ha visto Napolitano protagonista l’altro giorno in occasione di un convegno dedicato al ricordo di Antonio Maccanico organizzato dalla associazione Civita.

IL PRECEDENTE
Ma il ruolo dell’ex capo dello Stato è ancora più impressionante se soltanto si mettono in sequenza le sue uscite nel solo mese di maggio. Il suo è stato un attivismo a dir poco impressionante. Alla fine del mese scorso, per dire, aveva preso parte a un incontro alla scuola politica dell’ex premier Enrico Letta (il quale dal canto suo ha confermato il sì alla riforma Boschi). “L’estrema incertezza delle elezioni del 1948 fece scattare la sindrome dell’ipergarantismo”, ha esordito in quell’occasione Napolitano, e “da qui vennero le due debolezze fatali della Costituzione. Ovvero la posizione di minorità dell’esecutivo nell’equilibrio dei poteri e quella del bicameralismo paritario”. Il bicameralismo fin qui applicato dall’Italia, quindi, ormai per l’ex capo dello Stato è diventato una debolezza fatale che meritoriamente viene superata dalla riforma Boschi.

SENZA SOSTA
Qualche giorno prima, però, i toni di Napolitano erano stati anche più duri, nel tentativo di rintuzzare critiche che certo non hanno smesso di piovere sull’ex inquilino del Quirinale: “Ci vuole libertà per tutti, ma nessuno però può dire: io difendo la Costituzione votando no e gli altri non lo fanno”. Dire questo “offende anche me”. Canovaccio non dissimile da quello tenuto in un’altra occasione a metà maggio. Ancora intervenendo sulla riforma costituzionale, Napolitano aveva articolato più diffusamente il suo ragionamento. “Se ci fosse una sconfitta al referendum”, aveva detto, “è chiaro che il presidente Renzi, senza poter dire che sia stata sua responsabilità, si troverebbe in una condizione difficile. Ma non vorrei che si parlasse ogni giorno di questo, di quello che farà Renzi. Noi ora dobbiamo parlare della riforma, di quello che è del perché è necessaria all’Italia”. Insomma l’ex Capo dello Stato, di fronte ai rischi di un fallimento a ottobre, vuole richiamare forte e chiaro un ruolo da garante di questa riforma e di come in questo momento sia necessaria.