Re Giorgio non fa votare

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di Fausto Cirillo

Tutti al Colle, poi incarico a Matteo Renzi in serata o al massimo domani mattina. Giorgio Napolitano, descritto come «molto lucido» da chi ha ha avuto l’avventura di incontrarlo, ha deciso di bruciare i tempi. Ragion per cui ha accolto in tutta fretta le dimissioni irrevocabili del suo ex pupillo Enrico Letta, relegando la sua esperienza di governo di larghe e (poi) ristrette intese nell’apposito faldone destinato all’archivio del Quirinale. Reduci come siamo da settimane di empasse e di immobilismo, dobbiamo ora accettare la nuova parola d’ordine: correre a tutta birra verso il nuovo che ci aspetta. Re Giorgio ha infatti deciso che il suo Pd non debba subire in Aula l’imbarazzo di dover votare la sfiducia al suo governo (quasi) monocolore. Ha insomma stabilito che una riunione interna di partito sia più autorevole del Parlamento. I tempi sono cambiati. Basta con la fastidiosa «sciocchezza» del ricorso alle urne e vai con la formula consolidata: l’insediamento a palazzo Chigi di un signore che non ha ricevuto alcuna investitura popolare.

La concessione del Colle
«Il Parlamento potrà comunque esprimersi sulle origini e le motivazioni della crisi allorché sarà chiamato a dare la fiducia al nuovo Governo» è stata la generosa concessione del Quirinale, che ha auspicato «una efficace soluzione della crisi, quanto mai opportuna nella delicata fase economica che il Paese attraversa e per affrontare al più presto l’esame della nuova legge elettorale e delle riforme istituzionali ritenute più urgenti». La crisi continua a mordere, ci sono le riforme da fare, la ricreazione è finita. Via dunque alle consultazioni. I primi a essere ricevuti sono stati i presidenti di Camera e Senato, Pietro Grasso e Laura Boldrini. Intanto il Movimento 5 Stelle e la Lega Nord annunciavano di non avere alcuna intenzione di partecipare a un rito così inutile, al limite della farsa. La decisione di non fare un passaggio parlamentare della crisi «dimostra e conferma che Giorgio Napolitano non è garante delle istituzioni» hanno spiegato i capigruppo pentastellati Federico D’Incà e Maurizio Santangelo. Dal Colle si sono ,limitati a fare spallucce: poco male, le consultazioni saranno così più rapide.

La lezioncina di Speranza
Forse ha ragione il coordinatore di Fratelli d’Italia Guido Crosetto. «Sarebbe più sensato e vero andare in delegazione al Nazareno, alla segreteria del Pd, ed evitare finte perdite di tempo» spiegava ieri a muso duro. «E magari sentire dal futuro presidente del Consiglio la sua posizione sul problema reale che ha portato alla fucilazione alla schiena di Letta: le nomine che dovranno essere fatte nelle prossime settimane. Sarebbe ora – ha incalzato – che si raccontasse la verità su questa accelerazione di Renzi e cioè che non c’entra nulla con la crisi del Paese e la mancanza di risposte ma che è determinata esclusivamente dal potere e dal denaro che gestiscono gli unici centri di potere reale ancora presenti in Italia: Enel, Eni, Terna, Poste, Ferrovie, Finmeccanica, e chi più ne ha più ne metta». Infine, a chiusura della giornata, il capogruppo alla Camera Roberto Speranza ha ritenuto di avere l’autorevolezza necessaria per dispensare lezioni di galateo istituzionale: «La vita democratica è fatta di delicati passaggi formali e di prassi consolidate che assicurano la rappresentanza e il rispetto della volontà popolare. L’annuncio del M5S e della Lega di non partecipare alle consultazioni non è solo un’inaccettabile mancanza di rispetto alla massima carica dello Stato, ma anche il segnale evidente che qualcuno ha in sofferenza le regole della democrazia. Preferisce obbedire alla volontà di un capo». Buon Renzi a tutti.