Record di voltagabbana, il Senato mette un freno: stop alla costituzione di nuovi gruppi a partire dalla prossima legislatura

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La notizia è che, potremmo dire finalmente, il Senato ha deciso di rimettere mano al proprio regolamento. Non solo per quanto riguarda le votazioni (l’astensione non varrà più come voto contrario) ma anche e soprattutto per ciò che concerne il famigerato fenomeno dei cambi di casacca, o voltagabbana che dir si voglia. In sostanza, la bozza di riforma messa a punto dal comitato ristretto della Giunta di Palazzo Madama – che dovrà essere approvata dall’Aula e varrà a partire dalla prossima legislatura – dice che solo i partiti che si sono presentati alle elezioni potranno costituirsi in gruppi, o singolarmente o come coalizione alla quale hanno aderito. Purché, è specificato ancora, abbiano 10 componenti, la soglia minima richiesta al Senato per formare un gruppo. Chi vorrà avere le “mani libere”, invece, dovrà accasarsi nel Misto. Col rischio di cadere nell’oblio.

Una riforma sulla quale non solo pesano le incognite dell’Aula, dove solo nello stesso Misto  albergano 10 componenti (alcune formate da un unico senatore), ma che arriva decisamente in ritardo e al termine di un quinquennio che ha visto segnare il record nella storia della Repubblica di spostamenti di parlamentari. Dal 2013 a oggi Openpolis ha censito 529 cambi di casacca, che hanno coinvolto 340 eletti: il 35,79% del totale. Stiamo parlando, nello specifico, di 204 deputati e 136 senatori: vuol dire che qualcuno è transitato per più di un gruppo. Come Luigi Compagna (FL), che – record nel record – ne ha cambiati 9. Pensate che nella precedente legislatura ci eravamo fermati ad “appena” 179: 121 alla Camera e 58 al Senato. Numeri monstre, insomma. L’ultimo caso in ordine di tempo è quello del deputato veneto Dino Secco, che ha detto addio a Forza Italia in protesta con l’impianto della nuova legge elettorale. Prima di lui, sempre per lo stesso motivo, avevano abbandonato FI i senatori Giovanni Piccoli e Bartolomeo Amidei, pure loro veneti.

Una prassi, quella dei voltagabbana, che nella vituperata Prima Repubblica era pressoché sconosciuta, se si calcola che nelle prime 11 legislature (dal 1948 al ’94) alla Camera il numero dei deputati appartenenti al Misto ha oscillato fra le 8 le 24 unità. Oggi coi suoi 63 membri quello capeggiato da Pino Pisicchio è invece il terzo gruppo per consistenza a Montecitorio dopo Pd (283) e M5S (88). Si stava meglio quando si stava peggio. Forse.

Twitter: @GiorgioVelardi