Recovery Fund, accordo Ue in tempi brevi. Gentiloni ottimista sull’intesa: aiuti subordinati al piano di riforme

di Laura Tecce
Politica

Approccio decisamente ottimista, quello del commissario agli Affari economici Ue Paolo Gentiloni, che si dice fiducioso a proposito del fatto che alcuni dettagli della proposta della Commissione europea per la ripresa economica, in ordine ai 750 miliardi del Recovery Fund (che rientrano nell’ambizioso progetto denominato dalla Von der Leyen Next Generation Ue), potranno essere sistemati, ma la sostanza sarà approvata. “Ci sono diversi punti di vista sulla proposta della Commissione, ma è naturale, quello che conta è che la discussione sia costruttiva e sono pienamente fiducioso che riusciremo a trovare un accordo nelle prossime settimane”. Ha affermato Gentiloni al termine dell’Eurogruppo di giovedì, e lo ha ribadito anche ieri in collegamento da Bruxelles alla conferenza annuale sulle finanze europee di Goldman Sachs: “La ripresa è basata sulla natura eccezionale di questa crisi e anche sul livello senza precedenti della risposta europea, c’è spazio di negoziazione tra i paesi membri sul Next Generation Eu e il suo collegamento al Quadro finanziario pluriennale dell’Ue”.

Concetto, quest’ultimo, ribadito anche nel corso dell’ultimo vertice dei ministri economici dell’Eurozona: la trattativa sarà sì condotta al Consiglio europeo ma l’Eurogruppo ha il mandato di lavorare sul Recovery focalizzandosi sulla qualità della spesa e sul lavoro di complementarietà tra i piani nazionali e il livello europeo. A tal proposito era stato molto chiaro dieci giorni fa, presentando le Raccomandazioni specifiche per ogni Stato, il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis, affermando che c’è “un chiaro collegamento tra il Recovery Fund e il Semestre europeo”, spiegando che sarà uno “strumento aggiuntivo per facilitare l’implementazione delle raccomandazioni specifiche per ogni Stato membro”.

Ogni Paese beneficiario dovrà dunque preparare un Piano di riforme da attuare con i soldi ricevuti da Bruxelles, e la loro erogazione avverrà a tranche di pari passo con il raggiungimento degli obiettivi. Per l’Italia, che sulla carta potrebbe beneficiare nei prossimi quattro anni e mezzo di circa 172 miliardi di cui 82 sotto forma di sussidi e 90 come prestiti, gli occhi sono puntati sull’impiego di una buona parte delle risorse in settori prestabiliti, come la transizione verso un’economia più sostenibile e gli investimenti nel digitale.