Recovery Fund, sempre più vicino un accordo. Per Merkel e Macron c’è speranza. E anche Conte ora è ottimista

dalla Redazione
Politica

Al quarto giorno di vertice, dopo una notte di trattative proseguite fino alle 6 del mattino, tra i leader europei si fa strada l’ottimismo. Che siano speranze concrete o tentativi di dare l’ultima spinta ai partner verso il raggiungimento di un’intesa, sia la cancelliera tedesca Angela Merkel sia il presidente francese Emmanuel Macron – grandi mediatori di questo Consiglio straordinario – dicono di vedere la possibilità di un accordo sul Recovery fund. Pur mantenendosi molto prudenti perché non c’è ancora nulla di definito.

Anche secondo il premier italiano Giuseppe Conte “stanotte c’è stata una svolta: dobbiamo essere ancora cauti ma direi che sono cautamente ottimista“. Ma restano diversi paletti: le risorse per l’Italia devono essere “cospicue” e “il sistema di controllo e verifica spetta agli organi comunitari” e dunque non può essere demandato al veto di singoli Stati. “Sono positiva per oggi, non ci siamo ancora ma le cose si muovono nella giusta direzione“, conferma dal canto suo la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen entrando al vertice Ue riconvocato all’Europa building per le 16. “Dopo tre giorni e tre notti entriamo nella fase cruciale”.

Sul tavolo della plenaria è attesa una nuova proposta di mediazione del presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, che stamattina all’alba ha ammonito che “in caso di strappo, presenteremo il volto di un’Europa debole, minata dalla sfiducia“. Punto cruciale per l’Italia, che stando alla proposta originaria della Commissione è il Paese a cui andrebbe la fetta più grande (173 miliardi di cui 82 di sovvenzioni). Per convincere i “frugali” – capeggiati dall’olandese Mark Rutte – ad alzare l’asticella rispetto ai “non più di 350 miliardi” messi sul piatto domenica, è alle viste uno scambio tra l’ammontare dei sussidi e quello degli sconti sul contributo al bilancio comunitario di cui godono i Paesi nordici. Si parla di 390 miliardi di sussidi – a fronte dei 500 immaginati dalla Commissione – più 360 di prestiti.