Recovery per l’energia. Draghi e Macron fanno ancora cilecca. Il fondo proposto da Parigi, Roma, Madrid e Vienna si schianta sul muro dei Paesi nordici

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Difesa, energia, adesione di Kiev all’Unione europea, un fondo ad hoc per fronteggiare la crisi economica. Sono questi i piatti principali che vengono serviti nel Consiglio europeo informale che si è aperto ieri a Versailles e che proseguirà oggi. L’Italia, come la Francia (ma anche la Spagna), spinge perché l’Europa si attrezzi e fornisca una riposta comune alla crisi non solo umanitaria ma anche economica scatenata dal conflitto in Ucraina.

Durante il consiglio europeo di Versailles si è parlato di difesa, energia, adesione di Kiev all’Ue e di un fondo ad hoc per fronteggiare la crisi

Puntando innanzitutto sulla messa in campo di debito comune per affrontare il periodo di guerra. Non a caso la portata principale del vertice dei leader Ue è l’idea del presidente francese Emmanuel Macron – spalleggiata appunto da Draghi e Sanchez – di un piano per sviluppare l’autonomia strategica dell’Europa e far fronte ai miliardi di investimenti – secondo le prime e parziali stime tra i 100 e i 200 miliardi – di cui l’Ue potrebbe aver bisogno come conseguenza della guerra in Ucraina.

Una sorta di “Recovery di guerra”. La strada, tuttavia, è in salita. I leader europei sono divisi, con Olanda ma anche Germania arroccati su una linea di iper cautela. Per molti paesi le risorse già ci sono considerando quelle messe in campo con il Next Generation Ue, che ha nell’energia uno dei suoi pilastri. “Non c’è un secondo Recovery Plan, il primo è irripetibile”, chiude l’olandese Mark Rutte. Eppure, nel fronte del Nord, qualche spiraglio si intravede.

Il cancelliere austriaco Karl Nehammer parla di “investimenti comuni necessari”. “è stato così per la pandemia – spiega – e ora stiamo vivendo una guerra”. Mentre la premier svedese Magdalena Andersson da un lato ha definito gli eurobond “un alibi per gli Stati per non pagare” ma dall’altro ha sottolineato l’esigenza di “finanziamenti di lungo termine per la difesa”. Dalla presidente del Parlamento Ue, Roberta Metsola, arriva l’invito ad “andare oltre il Fondo europeo per la difesa” per fare in modo che il bilancio Ue funzioni “per la nostra politica di sicurezza e di difesa”.

Draghi è atterrato a Parigi dopo aver riunito, in mattinata, il Consiglio dei ministri. E proprio ai membri del suo governo non avrebbe escluso il rischio di una recessione. L’ipotesi tuttavia è smentita dallo stesso presidente del Consiglio. “L’Italia – dice l’ex banchiere al suo arrivo a Versailles dove prima del vertice ha un lungo colloquio con Macron – non è in recessione”. Ma ammette che “c’è stato un rallentamento”.

“Lo osserviamo – argomenta – non soltanto nel campo energetico ma anche nel campo agro-alimentare, nel campo delle materie prime riguardanti la produzione di acciaio, di carta, di ceramica. È una situazione italiana ma anche una situazione europea. Dobbiamo rispondere sostenendo le imprese, il potere di acquisto delle famiglie con la stessa convinzione, la stessa rapidità con cui abbiamo sostenuto la risposta alla Russia”.

Nelle conclusioni del vertice sarà confermato l’obiettivo dell’autonomia energetica da Mosca, già inserito nelle bozze dei giorni scorsi. Bruxelles punta innanzitutto a misure di breve periodo, come un possibile tetto emergenziale ai prezzi energetici e gli stock comuni. A tutti gli Stati membri la Commissione europea ha già teso la mano. Avviando una consultazione ad hoc, Margrethe Vestager ha proposto un temporary framework specifico per consentire, dopo quelli Covid, aiuti di Stato anche per l’energia.

Lo schema potrebbe ricalcare proprio quello utilizzato durante la pandemia: sostegni temporanei di liquidità, sotto forma di garanzie e prestiti agevolati, e aiuti per i costi aggiuntivi dovuti ai prezzi eccezionalmente elevati di gas ed elettricità. Mentre la numero uno della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, fissa la fine della dipendenza energetica dell’Ue dalla Russia entro il 2027.

Nella dichiarazione di Versailles sarà menzionata pure la prospettiva europea dell’Ucraina. Si tratta di un passo soprattutto politico. Ma, dal punto di vista pratico, il percorso europeo dell’Ucraina avrà tempi ben più lunghi. Un’adesione lampo, oltre che improbabile dal punto di vista pratico, non trova neppure al momento neanche l’unanimità politica.